Trapani, benvenuto in Terapia intensiva

L'analisi di Nicola Rinaudo del momento delicato del Trapani Calcio

Quattordici punti in dodici partite. Dodicesimo posto in classifica a soli quattro punti dai playout e a nove dai playoff. Tre vittorie (di cui una in trasferta); cinque pareggi (tre casalinghi e due fuori casa); quattro sconfitte (di cui una casalinga). Media da retrocessione: un punto a partita.

Negli ultimi sette incontri, la miseria di quattro punti, frutto di quattro pareggi e tre sconfitte. L’ultima vittoria risale allo scorso 20 ottobre, oltre un mese fa, (4 – 1 al S. M. Cilento). A completare il quadro anche la sterilità dell’attacco, rimasto a secco per cinque partite di fila (dalla sesta alla decima giornata). Undici le reti realizzate – meno di una a partita – (otto al Provinciale, di cui quattro in una sola gara, appena tre in campo esterno, spalmate solo su due incontri, a fronte di sei trasferte). Dieci, invece, le reti subite. Quasi una a partita. Cinque in casa, altrettante fuori casa. Inequivocabili. Inoppugnabili. Impietosi.

Così i numeri del Trapani in questo primo terzo di stagione. L’ennesima figuraccia rimediata a Castrovillari (calabresi mai vittoriosi fra le mura amiche prima d’incontrare i granata), ha certificato l’ingresso ufficiale in terapia intensiva di Pagliarulo e compagni. Non hanno contratto il Covid, ma soffrono di una crisi d’identità preoccupante, sfociata, sovente, in prestazioni indecorose; talvolta offensive della dignità altrui. Un’accozzaglia di semplici comparse, senz’anima, che tratteggia un “dipinto” decisamente mediocre, deturpato nei toni, ma anche nelle sfumature, da un rendimento (fino ad oggi) al di sotto di questa stessa mediocrità. Insomma, il dubbio sempre più fondato, è che questi giovanotti non siano, per niente, giocatori da Trapani. Così come i due allenatori: Moschella, prima; Criàco, adesso.

Il ruolino di marcia del primo, in otto gare, parla di tre vittorie, altrettante sconfitte e due pareggi. Per il secondo, invece, in quattro partite, tre pareggi, una sconfitta e neanche una vittoria. Dunque, coefficiente d’affidabilità inadeguato a reggere il peso del rango e del blasone di un sodalizio dalla storia ultra centenaria come il Trapani. E allora? E allora, una volta per tutte, si alzi chiara e forte la voce della proprietà. Il tempo è scaduto.

Mazzara e soci dicano, senza fraintendimenti, se e cosa intendano fare per porre rimedio ad una situazione divenuta difficile e, al tempo stesso, imbarazzante. La necessità di ricorrere all’imminente riapertura (il prossimo 1° primo dicembre) del mercato, appare ineludibile. Ma per prendere chi? Al posto di chi? Suggerito da chi? Con quante e quali risorse economiche? Che il nuovo Trapani, nato dalle ceneri del Dattilo, non potesse vivere di luce riflessa, lo sapevano anche i morti.

Che i grandi progetti, al netto di rarissime eccezioni, si realizzano, di solito, con il supporto dei grandi numeri, lo sanno anche i bambini dell’asilo. Che dirigenti di calcio, abituati fino ad ieri, a gestire e amministrare in modalità “conduzione familiare” una società di calcio dilettantistica (il Dattilo, ndr), non potessero conferire al nuovo progetto “Trapani”, robuste fondamenta economico – finanziarie, lo sapevano tutti. A costoro, comunque, vada, almeno, il ringraziamento della città per essersi fatti carico di un onere più grande delle loro stesse possibilità e avere scongiurato una seconda, consecutiva stagione, senza il Trapani.

Occhio al presente, intanto. Il passo successivo, sarà quello di far uscire il “paziente” dallo stato di terapia intensiva nel quale è precipitato. Passaggio obbligato per risalire la corrente e restituire un senso ad una stagione che, al momento, è deficitaria in tutto. Per provare ad immaginare, invece, il futuro prossimo del Trapani, occorrerà – mano sulla fronte – scrutare con attenzione l’orizzonte. Ma guardando lontano. Fuori da questa città ipocrita e parolaia; che, ancora una volta, come da tradizione, nella sua espressione imprenditoriale, ha preferito voltarsi dall’altra parte, ignorando la più alta espressione calcistica di un’intera provincia: il caro, glorioso, vecchio vessillo granata. In una parola, il Trapani.

Di Nicola Rinaudo.