L’accessibilità non può essere considerata un intervento da realizzare soltanto quando saranno disponibili le risorse economiche.È questo il messaggio lanciato da Anffas Trapan che interviene nel dibattito sulle città accessibili chiedendo un cambio di passo alle Istituzioni locali, agli enti pubblici e a tutti i soggetti chiamati a progettare e gestire gli spazi e i servizi destinati ai cittadini.
Secondo l’associazione, che rappresenta le persone con disabilità sul territorio, nel 2026 permangono ancora numerosi ostacoli che limitano concretamente l’esercizio dei diritti di cittadinanza.
Marciapiedi impraticabili, uffici pubblici difficilmente accessibili, mezzi di trasporto non pienamente fruibili, parcheggi riservati occupati abusivamente, servizi digitali poco accessibili e una progettazione che troppo spesso non tiene conto delle esigenze delle persone con disabilità rappresentano criticità ancora diffuse.
Anffas ricorda come il quadro normativo sia ormai chiaro. Dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità alla Legge 104 del 1992, passando per la Legge 67 del 2006 contro le discriminazioni e il Decreto legislativo 62 del 2024, tutte le norme indicano la stessa direzione: non devono essere le persone ad adattarsi alla città, ma le città a essere progettate per accogliere tutti. «L’accessibilità non è un favore. È un diritto», sottolinea l’associazione.
Nel documento vengono avanzate richieste precise alle amministrazioni. Tra queste figurano l’adozione e l’aggiornamento dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), una mappatura pubblica delle criticità presenti sul territorio, investimenti strutturali anziché interventi occasionali, il coinvolgimento permanente delle associazioni delle persone con disabilità nei processi decisionali, il monitoraggio costante dell’accessibilità di edifici pubblici, scuole, impianti sportivi, spiagge, parchi e luoghi della cultura, oltre al miglioramento dell’accessibilità digitale dei servizi della pubblica amministrazione e al potenziamento della mobilità dedicata.
Per Anffas è però necessario anche un cambiamento culturale. Una città, osserva l’associazione, non può definirsi inclusiva soltanto perché inaugura una rampa o organizza una giornata dedicata alla disabilità, ma quando ogni cittadino può muoversi autonomamente, accedere ai servizi, partecipare alla vita sociale e vedere rispettata la propria dignità quotidianamente.
«Una città è davvero moderna non quando costruisce opere imponenti, ma quando garantisce a tutti i suoi cittadini la libertà di muoversi, partecipare e vivere con dignità», afferma il presidente di Anffas Trapani, Basilio Calabrese, ribadendo l’impegno dell’associazione a continuare a denunciare ritardi e situazioni discriminatorie, ma anche a collaborare con le amministrazioni che intendano realizzare comunità realmente inclusive.
















