Trapani, ancora un affondo di Antonini contro il sindaco Tranchida

Valerio Antonini torna a picchiare duro contro l’Amministrazione comunale di Trapani, avvalendosi di un diritto di replica che esercita dalle pagine della sua emittente e del suo profilo “X”. Il “punto di vista di un libero cittadino trapanese”: una libertà a corrente alternata, evidentemente, visto che è lo stesso diritto esercitato da altri “liberi cittadini” e da altri giornalisti che, però, lui ha messo in discussione sovente e di buon grado.

Il patron granata definisce “disgustoso” l’uso della pagina social del Comune di Trapani per rispondere ad un privato, che non è cosa molto diversa dall’uso di una emittente come terreno di duello personale: non più sportivo e molto lontano dall’essere “politico” nell’accezione più alta del termine.

L’imprenditore torna sul “caso D’Alì”, derubricando la presunta accusa di presunto sessismo rivoltagli, a suo dire, come strumento di distrazione di massa rispetto alle inadempienze amministrative. L’assessora D’Alì sembra l’obiettivo preferito degli ultimi giorni: la si accusa di trascurare il Verde pubblico e le Ville comunali, dimenticando – o forse ignorando – che non rientrano nelle sue deleghe ma tra quelle dell’assessore Barbara, indicato precedentemente nella sua “Giunta ideale”. Però Antonini deve decidersi: è certamente vero che la visione politica di un’Amministrazione debba essere complessiva e, nel caso in specie, rivolta alla manutenzione degli spazi pubblici in un’ottica migliorativa della città, anche nell’accoglienza turistica. Ma è altrettanto evidente che, in una squadra di governo, il tema deve essere posto in pari modo: insomma, non è che se non lo vede la D’Alì è pronta la gogna, se non lo vede Barbara si sarà distratto. Ma, in fondo, per chi alla politica non è avvezzo, non ne conosce in maniera approfondita i meccanismi, non ne ha ambizioni in quel campo e si fa trascinare da un sentimento “di pancia”, è peccato veniale.

Veniale non è, invece, il riferimento – già lanciato in altra sede – al sostegno che Antonini avrebbe dato alla campagna elettorale 2023 di Tranchida: “Se gli serviva per la campagna elettorale dove era quasi certo di perdere nel 2023, evviva Valerio Antonini. Ora che sa che la sua carriera politica volge al termine, si butta l’imprenditore”, scrive il patron granata. L’affermazione è molto grave e suscita una domanda circostanziata: ma di che sostegno si sta parlando? Supporto morale?

In queste ultime settimane, i cittadini assistono ad un ping pong senza soluzione di continuità, in cui entrambi i protagonisti anticipano la divulgazione di documenti, dossier, annunci e slogan… Parole, parole, soltanto parole, per citare una canzone. E promesse di trasformazioni e rivoluzioni che, però, tardano a giungere, a giudicare dalle posture che perpetuano liturgie e narrazioni già viste.

E poi l’affondo: “il pres” annuncia la prossima presentazione ufficiale della Cittadella dello Sport, indicando precise responsabilità di Tranchida nel rallentamento della faraonica opera: “Vedremo se il Sindaco avrà il coraggio di bloccarlo ancora, come ha fatto negli ultimi mesi”.

La giacca del sindaco è costantemente tirata, tra velate minacce e predizioni sulla fine della sua carriera politica, in un clima che si fa sempre più esacerbato: Antonini aveva ironicamente proposto un “referendum”, ora dichiara: “Vorrei evitare di chiedere ai cittadini trapanesi cosa pensano di loro (ndr D’Alì e Tranchida)”. Dimentica, il presidente, che i cittadini non scelgono per acclamazione come tra Gesù e Barabba, ma hanno uno strumento che si chiama democrazia, si esercita nella cabina elettorale ed è garantito dalla Costituzione. E quella, non si può cambiare su “X”.

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