La Colombaia continua a essere prigioniera del tempo e della burocrazia. A denunciarlo, ancora una volta, è Luigi Bruno, presidente dell’associazione “Salviamo la Colombaia” che da tempo si batte per il recupero dell’antico castello sul mare a Trapani.
In un comunicato, Bruno punta il dito contro i ritardi e le incertezze che circondano l’utilizzo dei fondi PNRR destinati alla ristrutturazione del monumento simbolo della città. «Sono trascorsi 23 anni da quando è iniziata questa battaglia – scrive – e oggi ci ritroviamo al punto di partenza. È inaccettabile».
Nonostante un finanziamento da 27 milioni di euro già assegnato alla Regione Siciliana, il cantiere non parte. E le scadenze continuano a slittare. I lavori, inizialmente annunciati per settembre 2024, sono stati rimandati prima a marzo, poi a maggio 2025. Ma a oggi non è stato completato nemmeno l’abbattimento del capannone che sorge accanto al monumento e che doveva rappresentare il primo segnale concreto di avvio.
«Si è passati – sottolinea Bruno – dal settembre 2024 al marzo 2025, fino al maggio 2025… intanto tutto è fermo». Bloccata anche la demolizione della guardiola che avrebbe dovuto accompagnare l’intervento iniziale. «Come se 27 milioni di euro potessero diventare un problema piuttosto che una risorsa», denuncia Bruno. Un immobilismo che rischia di vanificare un’occasione storica di rilancio culturale e turistico per la città.
Nel mirino anche la narrazione portata avanti in questi anni da alcune figure istituzionali: «In questo continuo tam tam mediatico si sono fatte previsioni, alimentate speranze, ma di concreto c’è stato ben poco. Non possiamo accettare che un progetto così importante venga trattato con questo quasi comprensivo atteggiamento di rassegnazione».
Bruno chiede chiarezza, trasparenza e, soprattutto, azione: «Cosa dobbiamo pensare se tutte queste pseudo difficoltà continuano a bloccare un procedimento che vanta una sicura e intoccabile disponibilità economica?».
La Colombaia non può restare ancora prigioniera del tempo, né del silenzio della politica. Il rischio è quello di perdere, ancora una volta, un’opportunità essenziale per il recupero del patrimonio storico della città.

















