Le recenti scosse registrate al largo della costa trapanese hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema del rischio sismico nel territorio.
Sull’importanza del monitoraggio locale di questi fenomeni abbiamo sentito Pino Aceto, presidente dell’associazione “Il Soccorso” Anpas, responsabile del Progetto “Poseidone” e disaster and risk manager.
I terremoti rilevati al largo della costa trapanese e avvertiti dalla popolazione hanno riacceso l’attenzione sul fenomeno. Che lettura dà di questa reazione?
È una reazione del tutto naturale. Quando la terra trema, anche con scosse di moderata entità, cresce subito il bisogno di capire cosa stia succedendo. L’attenzione aumenta, le domande si moltiplicano, poi con il passare dei giorni l’interesse tende fisiologicamente a diminuire. Proprio per questo è importante fermarsi adesso e spiegare con calma cosa sta accadendo, qual è il contesto geologico del nostro territorio e perché abbiamo investito nella rete sismica del Progetto “Poseidone” installando otto stazioni a Salinagrande, Palma, Fontanasalsa, Guarrato, Marausa, Paceco, Fulgatore ed Erice. L’obiettivo non è alimentare preoccupazione, ma fornire strumenti di comprensione.
Qual è il quadro sismico che riguarda il Tirreno meridionale e la costa trapanese?
La Sicilia occidentale e il Tirreno meridionale si collocano in un contesto geodinamico complesso. Il bacino tirrenico è un’area tettonicamente attiva, caratterizzata da strutture profonde e faglie capaci di generare terremoti. Molti eventi si verificano in mare, ma vengono percepiti sulla terraferma. Quando parliamo di sismogeneticità intendiamo la presenza di strutture geologiche che possono produrre terremoti. Non è un messaggio allarmistico, ma un dato scientifico. La storia sismica e le registrazioni strumentali confermano che il nostro territorio è inserito in un sistema dinamico più ampio che interessa il Mediterraneo centrale.
Perché avete scelto di dotarvi di una rete sismica locale avviando il Progetto “Poseidone”?
Perché la conoscenza è il primo livello di protezione. Avere una rete sismica locale significa poter registrare in tempo reale i movimenti del suolo, analizzarli e costruire nel tempo una banca dati che aiuti a comprendere meglio il comportamento del territorio. La rete consente di rilevare anche eventi di piccola magnitudo, confrontare i dati nel tempo per individuare eventuali sequenze, avere un riscontro oggettivo quando una scossa viene percepita dalla popolazione e sostenere attività divulgative e formative. Non è uno strumento spettacolare, ma tecnico, continuo e silenzioso. Proprio per questo è prezioso: produce dati che diventano patrimonio della comunità.
In che modo il monitoraggio sismico incide sulla attività di Protezione civile?
Incide in modo concreto sulla programmazione. Disporre di dati costanti e localizzati permette di costruire scenari di rischio più aderenti alla realtà. Non si ragiona su ipotesi generiche, ma su informazioni misurate nel tempo: frequenza degli eventi, profondità, aree maggiormente interessate. Questo può influire sull’aggiornamento dei Piani comunali di Protezione Civile, sulla definizione degli scenari di danno più plausibili, sull’organizzazione di esercitazioni mirate, sulla verifica delle aree di attesa e dei percorsi di emergenza, sulla programmazione di attività formative nelle scuole e sull’orientamento degli investimenti in prevenzione. Non si tratta di prevedere il terremoto, perché la previsione deterministica oggi non è possibile, ma di ridurre l’improvvisazione e rafforzare la capacità decisionale.
“La vera sfida – conclude il presidente Aceto – è trasformare l’attenzione momentanea in consapevolezza stabile. La Protezione civile non è soltanto risposta all’emergenza, ma studio, monitoraggio, pianificazione e cultura della prevenzione. La rete del Progetto ‘Poseidon’ rappresenta un investimento nella conoscenza continua del territorio. Non possiamo prevedere quando avverrà un terremoto, ma possiamo prepararci, e la preparazione passa sempre dalla conoscenza”.

















