La tassa sui rifiuti continua a incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie trapanesi.
Secondo l’ultima indagine conoscitiva sulla Tari condotta dal servizio “Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali” della UIL nazionale sui capoluoghi di provincia italiani, Trapani si colloca al quarto posto tra le città più care d’Italia per il costo della tassa sui rifiuti nel 2025.
A renderlo noto è il segretario generale della UIL Trapani, Tommaso Macaddino, che parla di una pressione fiscale ormai difficile da sostenere per cittadini e nuclei familiari. I dati evidenziano come una famiglia tipo composta da quattro persone, residente in un’abitazione di 80 metri quadrati, si trovi a pagare mediamente 521 euro l’anno, una cifra nettamente superiore alla media nazionale di 350 euro. Trapani risulta preceduta soltanto da Pisa con 650 euro, Brindisi con 529 e Pistoia con 524, entrando così stabilmente nella “top ten” dei capoluoghi più onerosi sul fronte Tari.
Secondo Macaddino si tratta di una situazione paradossale che contribuisce ad ampliare il divario sociale nel territorio, soprattutto in un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e dalla riduzione del potere d’acquisto dei salari, a fronte di un servizio di raccolta e gestione dei rifiuti che, secondo il sindacato, non sempre rispecchia l’entità del prelievo economico richiesto ai cittadini.
L’analisi storica dei dati mostra inoltre un trend di crescita quasi costante negli ultimi anni: dai 457 euro del 2022 si è passati ai 472 del 2023, ai 511 del 2024, fino ai 521 euro del 2025, con un incremento di quasi il 2 per cento rispetto all’anno precedente. Un aumento che, secondo la UIL, conferma come la Tari stia progressivamente assumendo le caratteristiche di un prelievo fiscale scollegato dall’efficienza reale del servizio. Il confronto con le altre città siciliane accentua ulteriormente le criticità: se a Trapani si pagano 521 euro, ad Agrigento la spesa media è di 500 euro, a Catania di 483, a Palermo di 373 e a Messina di appena 315 euro.
«Non è più rinviabile – conclude Macaddino – l’adozione di politiche pubbliche di lungo periodo e l’utilizzo strategico delle risorse del PNRR per colmare il gap impiantistico. Non si può continuare a far cassa sui cittadini senza costruire un sistema ambientale realmente sostenibile, equo e giusto. Serve un confronto serio con le istituzioni per ridurre la pressione fiscale e migliorare la qualità della vita nel territorio trapanese».















