Non c’è stato silenzio, a Pizzolungo, questa mattina. C’erano voci, parole, presenze.
C’era la volontà di stare lì, su quel tratto di strada provinciale e dire ad alta voce che Barbara Rizzo e i suoi figli Giuseppe e Salvatore non sono stati dimenticati.
Era il 2 aprile 1985 quando la mafia fece esplodere un’autobomba per uccidere il magistrato Carlo Palermo. Lui sopravvisse. Al suo posto morirono una madre e i suoi due bambini, che si trovavano lì per caso, nell’automobile sbagliata, al momento sbagliato. Quarant’anni dopo, quella storia continua a essere raccontata, e deve esserlo.
Tre vittime innocenti. Una madre e due bambini di sei anni. Un’autobomba destinata a un giudice. Un Paese che ancora oggi deve fare i conti con quella ferita aperta.
Alla cerimonia era presente Margherita Asta — che di Barbara era figlia e di Giuseppe e Salvatore sorella — che ha portato ancora una volta la sua testimonianza fatta di dolore trasformato in impegno civile, di ricordo che non si chiude ma si apre, anno dopo anno, a chi vuole ascoltare. Le sue parole non sono mai scontate. Non lo sono mai state.
La memoria non è solo ricordo, ma responsabilità collettiva, “è una memoria che appartiene alla comunità, ma non solo di Trapani… Appartiene a tutti noi”, ha detto con emozione, sottolineando come la sua ferita non sia solo privata ma condivisa, nazionale, profondamente italiana. Margherita Asta ha ricordato come la memoria debba trasformarsi in azione quotidiana, in scelte concrete. “Ciascuno di noi è chiamato ad essere testimone del proprio tempo, dobbiamo costruire un futuro diverso per la nostra terra e per i nostri ragazzi”, ha affermato, chiedendo agli adulti di essere il primo esempio da offrire alle nuove generazioni.
Il suo racconto è tornato ai luoghi della strage, che per lei restano immutati nel tempo, nonostante i cambiamenti visibili. “Per me ogni volta è rivedere tutto… vedo quella macchia rossa sulla facciata di una di queste case”, ha confessato, descrivendo una memoria viva, che non si cancella e continua a parlare.
Un passaggio significativo è stato dedicato anche all’auto coinvolta nell’attentato ora divenuta una installazione in piazza Vittorio Veneto a Trapani: il simbolo tangibile di una tragedia che non deve essere dimenticata. “È un luogo di memoria, non possiamo voltarci dall’altra parte, è la storia della nostra comunità”.
Nel suo intervento, spazio anche alla speranza e alla possibilità di cambiamento. “Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare… se ognuno di noi prova a cambiare forse ce la faremo”, ha ricordato citando le parole di Rita Atria e rilanciando il valore dell’impegno individuale e collettivo.
Accanto a lei le Istituzioni del territorio: la sindaca di Erice Daniela Toscano, la prefetta Daniela Lupo, il questore Egidio Di Giannantonio, la presidente del Tribunale di Trapani Alessandra Camassa, il procuratore Gabriele Paci. Con loro i sindaci del territorio, i rappresentanti delle Forze dell’ordine, comuni cittadini, l’associazione Libera.
Quello di Pizzolungo non è solo un anniversario. È un appuntamento che la società civile si dà con se stessa, per misurare quanto siamo disposti a tenere viva la memoria quando fa male, quando è scomoda, quando chiede qualcosa in cambio. Le parole pronunciate stamattina davanti alla stele erano quelle di chi sa che ricordare non è un gesto passivo: è un atto necessario.
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