Le Aree umide costiere come patrimonio naturale da difendere, ma anche come laboratori viventi per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.
È stato questo uno dei temi centrali del seminario “L’ambiente è una ricchezza da proteggere: imparare dalla natura con azioni concrete”, svoltosi al Polo Universitario della Provincia di Trapani nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 di ASviS.
L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Centro di Sostenibilità e Transizione Ecologica dell’Università degli Studi di Palermo, Europe Direct Trapani Sicilia e la Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco, ha riunito studenti, docenti, ricercatori ed esperti per approfondire il tema della sostenibilità ambientale e della resilienza dei territori costieri.
Tra gli interventi più significativi quello della direttrice della Riserva Naturale Orientata “Saline di Trapani e Paceco”, Silvana Piacentino, che ha posto l’attenzione sul delicato equilibrio tra tutela ambientale, attività produttive tradizionali e cambiamenti climatici.
La direttrice ha ricordato come, in oltre trent’anni di gestione della riserva, sia stato possibile dimostrare concretamente che conservazione della natura e attività economiche legate alla produzione del sale possono convivere in equilibrio, salvaguardando un ecosistema di rilevanza internazionale e un paesaggio identitario unico della Sicilia occidentale.
Piacentino ha evidenziato come l’istituzione della Riserva abbia consentito di proteggere un territorio che rischiava di essere compromesso in maniera irreversibile, preservando habitat naturali, biodiversità e tradizioni produttive storiche. Un equilibrio che, però, non può essere considerato acquisito una volta per tutte.
Nel suo intervento ha infatti sottolineato come gli effetti dei cambiamenti climatici stiano diventando sempre più evidenti anche nel sistema delle saline trapanesi. In particolare, i recenti eventi meteomarini hanno provocato danni significativi agli habitat naturali e ad alcune specie simbolo dell’area, come la Calendula maritima, pianta rara e caratteristica delle zone costiere saline.
Secondo la direttrice della riserva, proprio le saline possono trasformarsi in un osservatorio privilegiato per studiare strategie di adattamento climatico capaci di conciliare tutela della biodiversità, continuità delle attività produttive tradizionali e difesa del paesaggio.
«Le saline e le aree umide costiere rappresentano ecosistemi strategici per la biodiversità», è stato ribadito nel corso del confronto, evidenziando la necessità di sviluppare modelli di gestione sostenibile fondati sulla collaborazione tra istituzioni, comunità locali, ricerca scientifica e giovani generazioni.
Nel pomeriggio i partecipanti hanno preso parte a un laboratorio esperienziale direttamente all’interno della Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco, potendo osservare sul campo il valore ambientale e produttivo di uno degli ecosistemi più rappresentativi della Sicilia occidentale.
Il seminario ha inoltre coinvolto attivamente gli studenti dell’Istituto “G.B. D’Amico” di Trapani, chiamati a riflettere sul ruolo che le nuove generazioni possono svolgere nella costruzione di comunità più consapevoli e sostenibili.
















