Cosa si nasconde sotto l’attuale piano di calpestio del Parco archeologico di Selinunte?
A rispondere è una nuova fase di indagini scientifiche che in questi giorni stanno “leggendo” il sottosuolo dell’area senza ricorrere allo scavo tradizionale, grazie all’impiego di tecniche geofisiche non invasive.
Le attività si inseriscono nel progetto S.A.P.T.O. – Selinous Archaeological Project, promosso dal Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, e si concentrano sulla collina orientale, in particolare nell’area del Tempio E, con l’obiettivo di individuare eventuali strutture ancora sepolte.
I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia stanno effettuando prospezioni attraverso l’utilizzo del magnetometro, uno strumento capace di rilevare le variazioni del campo magnetico del terreno e di restituire una mappatura delle tracce lasciate da muri, edifici e infrastrutture antiche.
Un lavoro silenzioso ma fondamentale che consente di raccogliere dati preziosi per comprendere l’organizzazione urbanistica dell’antica polis e per programmare in modo mirato le future campagne di scavo.
Selinunte continua così a raccontare nuovi capitoli della propria storia, affidandosi alla ricerca scientifica per ampliare le conoscenze su uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo.

















