È stata fermata per 20 giorni e sanzionata con una multa da 10 mila euro la nave Sea-Watch 5 dopo lo sbarco a Trapani, e non al porto assegnato, dei migranti soccorsi in mare.
L’episodio risale a due settimane fa, quando l’imbarcazione umanitaria ha effettuato un intervento di soccorso in acque internazionali, recuperando 93 persone in condizioni di particolare vulnerabilità, tra cui donne incinte, bambini e minori non accompagnati. Nelle ore successive, 36 migranti erano stati evacuati per motivi sanitari e su disposizione del Tribunale per i minorenni di Palermo.
Le Autorità italiane avevano indicato il porto di Marina di Carrara, distante oltre mille chilometri dal luogo del soccorso, imponendo diversi giorni aggiuntivi di navigazione. Una decisione che, secondo l’equipaggio, avrebbe aggravato le condizioni già critiche delle persone a bordo, alcune delle quali presentavano ustioni da carburante e altre situazioni di vulnerabilità.
Per questo motivo, la nave ha deciso di dirigersi verso Trapani, procedendo allo sbarco dei migranti. Una scelta che ha portato all’applicazione della sanzione prevista dalla normativa vigente, con il fermo amministrativo dell’imbarcazione.
Dura la posizione dell’organizzazione. “La punizione nei confronti di Sea-Watch per l’azione di disobbedienza civile in difesa del diritto internazionale è purtroppo in linea con l’approccio repressivo che il Governo sta adottando nei confronti delle libertà e dei diritti civili”, ha dichiarato la portavoce Giorgia Linardi che ha denunciato il contesto più ampio nel Mediterraneo, parlando di una situazione drammatica e sottolineando come, anche negli ultimi giorni, decine di persone abbiano perso la vita in mare in attesa di soccorsi.
Sempre sul fronte ong, nei giorni scorsi il Tribunale di Salerno ha annullato il terzo provvedimento di fermo che era stato applicato alla Geo Barents, nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere operativa tra giugno 2021 e novembre 2024. La sentenza ha dichiarato illegittimo il provvedimento di fermo e ha confermato che la condotta dell’equipaggio di MSF era del tutto legittima e conforme al diritto internazionale e nazionale.
I giudici hanno ribadito due principi fondamentali. In primo luogo, l’onere della prova delle violazioni spetta alle Autorità italiane che non sono riuscite a fornire elementi a sostegno delle loro accuse contro la condotta dell’equipaggio. In secondo luogo, gli ordini della Guardia costiera libica che impongono alle navi di soccorso di allontanarsi dai luoghi di salvataggio – come è avvenuto in questo caso e in altri – non possono essere considerati “coordinamento da parte dell’Autorità competente”. Sono, alcune contrario, in contrasto con il dovere internazionale di prestare soccorso in mare.
















