Una proposta articolata per restituire in tempi rapidi lo scorrimento veloce alla città e superare l’impasse determinata dal definanziamento dei lavori della nuova viabilità ZES porto-area industriale.
L’iniziativa è dell’architetto Vito Corte che ha inviato una memoria al sindaco di Trapani, nella sua qualità di primo cittadino e assessore ai Lavori pubblici, oltre che alla Struttura di Missione ZES alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’Assessorato regionale alle Infrastrutture e agli organi di stampa.
Il documento individua una serie di passaggi tecnico-amministrativi che, secondo il professionista trapanese, potrebbero consentire di mettere in sicurezza il cantiere e ripristinare almeno in parte la viabilità cittadina.
Nella memoria Corte osserva come il recente definanziamento ministeriale rappresenti certamente una criticità, ma possa trasformarsi anche in un’opportunità per correggere alcune delle scelte progettuali originarie e ripensare l’intervento prima della sua futura ripresa. Secondo l’architetto, Trapani ha molto da guadagnare dalla realizzazione dell’opera, ma rischia di subire danni ancora maggiori se il cantiere dovesse rimanere fermo per un periodo indefinito, compromettendo sicurezza e funzionalità della principale arteria di collegamento con l’area portuale e industriale.
La prima proposta riguarda l’attivazione immediata di un tavolo tecnico con i tre principali responsabili dell’appalto: il Responsabile Unico del Progetto, l’ingegnere Antonio Provvisiero, il direttore dei lavori, la società Piacentini Ingegneri, e l’assistente al Rup, il geometra Giuseppe Chiovetta. Secondo Corte, queste figure sono le uniche in possesso della documentazione tecnica, della contabilità aggiornata del cantiere, dello stato di avanzamento dei lavori e delle informazioni catastali necessarie per valutare un intervento di ripristino. Il loro coinvolgimento consentirebbe di predisporre un’ordinanza di sgombero e di ripristino delle aree di cantiere per motivi di sicurezza, con tempi stimati in circa quindici giorni.
Qualora questo percorso non producesse risultati e il blocco del cantiere dovesse proseguire, l’architetto propone una seconda soluzione. Il sindaco potrebbe ricorrere a un’ordinanza contingibile e urgente prevista dall’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali, riprendendo temporaneamente possesso dell’area per ragioni di pubblica incolumità e avviando una procedura di somma urgenza prevista dall’articolo 140 del nuovo Codice dei contratti pubblici. Una scelta che, precisa Corte, non costituirebbe un’ingerenza nell’appalto statale, ma un intervento finalizzato esclusivamente alla tutela della sicurezza stradale e della salute pubblica.

Dal punto di vista tecnico, il professionista ritiene che non sia necessario attendere il completamento dell’intera infrastruttura per restituire la strada alla città. Dopo un sopralluogo effettuato dall’esterno dell’area di cantiere, Corte sostiene, infatti, che sarebbe possibile realizzare opere provvisionali con costi contenuti, sufficienti a consentire la riapertura, anche parziale, dello scorrimento veloce. L’obiettivo sarebbe permettere il transito dei veicoli, seppure con limitazioni e velocità ridotta, in attesa del rifinanziamento dell’opera principale. Per farlo, suggerisce un coordinamento con il Demanio stradale, il Demanio marittimo e l’IRSAP, verificando contestualmente il piano particellare degli espropri per evitare interferenze con proprietà private.
Nella parte conclusiva della memoria vengono affrontati anche gli aspetti economici e giuridici. Corte evidenzia che il definanziamento non comporta automaticamente l’estinzione del contratto d’appalto, trattandosi di una questione che riguarda la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in qualità di stazione appaltante. Per i lavori provvisori, invece, il Comune potrebbe intervenire direttamente ricorrendo a un affidamento diretto semplificato, purché l’importo resti inferiore ai 150 mila euro previsti dalla normativa. Le somme potrebbero essere anticipate con fondi comunali, attraverso il fondo di riserva o variazioni urgenti di bilancio motivate da esigenze di protezione civile e sicurezza stradale, per poi essere recuperate una volta ottenuti nuovi finanziamenti ministeriali o regionali.
La memoria si presenta, dunque, come un contributo tecnico rivolto all’amministrazione comunale per individuare una soluzione temporanea allo stallo del cantiere, nella convinzione che il ripristino della viabilità rappresenti una priorità per la sicurezza e la mobilità della comunità trapanese, indipendentemente dai tempi necessari per la ripresa dell’appalto statale.
Qui sotto il documento integrale
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