Saverio e la piccola Federica: una storia di ordinaria umanità [AUDIO]

Una uscita in bicicletta, in giro per la città, non per una passeggiata, ma per andare a fare compere e preferire all’aria condizionata di una scatoletta a quattro ruote, l’aria aperta, seppur insozzata dagli scarichi di un traffico idiota!
Quante volte, pedalando in questa bellissima città, qualcuno ha utopisticamente sperato che, un giorno, un papà od una mamma dicesse alla figlia od al figlio: “Mettiti il caschetto, prendi la cartella e la bici, ti accompagno a scuola e poi vado al lavoro!”.
Pensieri che spontanei nascono nel cervello, mentre i muscoli sono impegnati a consumare la giusta energia per tenerti in forma, e mentre, ohibò! gli occhi e le orecchie sono spalancati per evitare i pericoli mortali che ogni ciclista corre se sceglie di muoversi su due ruote, in questa bellissima città dove le macchine dovrebbero rappresentare un’eccezione e non una stupida ed ingiustificabile abitudine.

La bicicletta, ormai le grandi metropoli lo insegnano, è una scelta di vita. Vivere in una città come Trapani poi, dove è quasi sempre bel tempo, dove non esistono pesanti salite, dove con due pedalate attraversi tutto il territorio urbano guadagnando in tempo, salute e denaro, dovrebbe essere secondo me, un obbligo morale da impartire, da insegnare, da condividere di padre in figlio, generazione dopo generazione, ed invece…

Ed ecco allora una storia che forse, potrebbe  farci pensare che un’alternativa ci sarebbe. Purtroppo è una storia che ci racconta di una disgrazia che, grazie al cielo, e grazie ad un ostinato ciclista ha avuto un lieto fine.
E’ la storia di Federica, una ragazzina di tredici anni che, come tanti bambini e ragazzi, hanno la felice possibilità di viaggiare verso l’adolescenza con un manubrio in mano, due pedali sotto i piedi e l’aria pura che rinfresca i loro gioiosi sorrisi. La possibilità di andare in bicicletta però, a Trapani è ancora inversamente proporzionale agli spazi dove poter pedalare in sicurezza. Spesso capita che la voglia d’imparare a restare in equilibrio su due ruote ti passa alla prima inesorabile caduta.
Se invece si iniziassero a creare luoghi idonei e sicuri dove imparare ad andare in bici, che siano piste ciclabili, o parchi urbani od anche i vecchi ed ormai dimenticati cortili, forse tra qualche anno tutti andrebbero in bicicletta. A Trapani però, nel 2020 non è così ed allora succede che Federica, dalla bicicletta, venerdì scorso 24 luglio, è caduta.
Siamo alle spalle del santuario della Madonna, nei pressi di una scuola elementare, lì vicino c’è un incrocio pericoloso dove spesso si sono verificati incidenti, fra automobili ben inteso, ma, questa volta le auto non c’entrano. Questa volta la bambina, perde l’equilibrio e cade.

Una normale caduta che però provoca un profondo taglio sull’esile coscia di Federica.
Il sangue che fuoriesce è tanto, troppo! La bambina è spaventata e resta a terra e subito attorno a lei si forma un capannello di persone che non sanno cosa fare. C’è tanta agitazione, si alzano grida disperate di aiuto. Qualcuno chiama un’ambulanza ma nessuno riesce a tamponare adeguatamente la ferita. Il sangue è dappertutto e l’emorragia non s’arresta. E mentre già qualcuno tra i curiosi inizia a chiedersi come possa tanto sangue  uscire da un “semplice” taglio, ecco che tra tutta quella gente tanto confusa quanto inane, a forza si fa largo Saverio.

Anche Saverio era in bicicletta quel venerdì. Era uscito a fare la spesa. Lui non usa la macchina per uscire in città. Lui va in bicicletta, lui ama il “rischio” di una vita salutare. Saverio si accorge che tutta quella agitazione, che tutta quella gente in un solo punto della strada, nasconde sicuramente qualcosa di grave, scende dalla sua bici da corsa e decide d’intervenire. Saverio è un militare, luogotenente presso l’82 C.s.a.r di Trapani Birgi. Lavora con gli elicotteri di soccorso dell’Aeronautica Militare, è un uomo che vive sapendo che l’emergenza può scattare da un momento all’altro, e lui con i suoi colleghi di emergenze ne ha vissute e risolte tante. E’ il suo lavoro. Ma questa scelta di vita, a Saverio non basta, perchè lui è un uomo di sport. E’ un istruttore-preparatore, pratica ciclismo e motocross per passione e molto più. A Saverio basta un’occhiata per capire la gravità della situazione… non c’è tempo da perdere!
Ed ora che tutto è finito, lasciamo che sia lui a raccontarci come è andata questa storia di “ordinaria umanità”.
Grazie Saverio per la capacità che hai ancora di emozionarti ed emozionarci.
In bocca al lupo Federica questa storia, con orgoglio potrai raccontarla ai tuoi nipotini dopo una bella pedalata!
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