Sant’Alberto, Pietro Maria Fragnelli: “Preghiamo affinché la nostra società trapanese esca da questo vicolo cieco”

“Mi domando: cosa significa tutto ciò per noi trapanesi che oggi celebriamo sant’Alberto, il patrono che ha liberato da tanti pericoli non solo Trapani, ma l’intera Sicilia del suo tempo e tanti fratelli e sorelle afflitti da vari problemi fisici e spirituali in tutte le epoche?”

Le parole di Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani, squarciano quella che è dura e nuda verità: la più anomala celebrazione del Santo Patrone della città. A causa del coronavirus tutto è stato adattato alla situazione. Niente corteo festante, niente processione. Solo silenzio e riflessione in uno dei momenti storici più difficili del mondo.

Un mondo che, però, non si è fermato completamente, anzi prova a ripartire. E il vescovo, nella sua omelia durante la celebrazione al Santuario della Madonna rivolge i propri pensieri verso le persone che hanno deciso di raggiungere Trapani e la sua provincia.

“Vi invito a pregare – afferma Fragnelli – , questa sera, per tutte le persone che in questi giorni di vacanza affollano le nostre strade cittadine. Il nostro è un tempo in cui si vive di rapporti interpersonali “mordi e fuggi”: l’altro diventa il motivo per non restare da soli a prendere qualcosa da bere, qualcuno che mi fa illudere di stare insieme agli altri, mentre l’individualismo esasperato prende sempre più il sopravvento”.

Sant’Alberto degli Abbati nacque a Trapani nel 1240, dalla famiglia nobile di origine fiorentina, gli Abate o Abbati. Il padre, Benedetto Abate, era ammiraglio della flotta di Federico II di Svevia, re di Sicilia e imperatore. Nel 1280 fu provinciale del suo ordine a Trapani e, dal 1287, a Messina. Quando fu inviato a Messina, la fama dei suoi prodigi e delle conversioni di ebrei si estese rapidamente. Alberto nel 1296 fu nominato superiore provinciale del suo ordine per la Sicilia. Nel 1457 Papa Callisto III ne permise il culto, confermato nel 1476. Fu il primo santo del Carmelo ad essere venerato e quindi venne insignito del titolo di patrono e protettore dell’Ordine Carmelitano. Le sue reliquie sono sparse in tutta Europa. Il teschio integro del santo è custodito nella chiesa dei Carmelitani di Trapani. La sua statua campeggia tra le 140 del Colonnato di Gian Lorenzo Bernini di Piazza San Pietro in Vaticano.

“Preghiamo affinché, per intercessione di Sant’Alberto – continua il vescovo durante il suo intervento -, la nostra società trapanese esca da questo vicolo cieco, fatto di superficialità e apparenza, di manipolazione e ricerca di utili personali. Preghiamo perché si possano costruire tra noi ponti di fraternità, sporcandoci le mani, dove la bellezza del Creatore traspaia nel volto dell’altro. Preghiamo per tutte le famiglie perché riscoprano la bellezza dello stare insieme nella ferialità, la bellezza del prendersi cura l’uno dell’altro, la bellezza del “perde tempo” con l’altro per conoscerlo fino in fondo, amarlo e servirlo nella gratuità dell’amore. Per i mesi pericolosi davanti a noi, servono donne e uomini capaci di compiere opere buone, consapevoli che per battere il male bisogna fare il bene”.

Dopo la messa, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida ha consegnato al simulacro del Santo le chiavi della città. Poi, davanti l’immagine del Santo in piazza Martiri d’Ungheria, è stato consegnato un omaggio floreale al patrono da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche e la sfilata dell’associazione tamburistica “Vento di tramontana”.