San Vito Lo Capo, al Cous Cous Fest aumentano i prezzi e diminuiscono i “servizi”

La mia domenica mattina d’estate, ormai, ha un rituale molto semplice: mi sveglio e faccio un click. È quello dell’aria condizionata. Da quel momento lei si accende e, fedele come poche cose nella vita, mi accompagna praticamente per tutto il giorno.

Io odio il sole, odio il caldo e da qualche anno non sopporto più neanche stare al mare. Il caldo, peraltro, sembra ricambiare il sentimento: mi perseguita. Probabilmente dipende anche dalla mia mole, perché rispetto a una persona normale offro al sole una superficie esposta decisamente superiore. Diciamo che più che abbronzarmi tendo a fare ombra. Vivo a Trapani, ma da giugno a settembre cerco di organizzare la mia esistenza come se abitassi in Lapponia: climatizzatore, tapparelle abbassate e spostamenti ridotti allo stretto indispensabile.

Una domenica al Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo

Quest’anno a San Vito Lo Capo non ero andato neanche una volta. Non avevo litigato con San Vito: semplicemente, per tutta l’estate, ogni volta che qualcuno aveva pronunciato le parole “andiamo a San Vito?”, avevo marcato visita con una regolarità quasi professionale.

Poi ieri mattina la mia tranquilla domenica climatizzata è stata funestata da un messaggio. Gentile nella forma, perentorio nella sostanza: “Ci facciamo una passeggiata a San Vito?”. Il punto interrogativo, naturalmente, era puramente ornamentale.

Dopo un’estate intera trascorsa a sottrarmi, ho capito che stavolta non c’erano margini per simulare un malore, un impegno improvviso o un’emergenza internazionale. Armato del migliore sorriso finto che sono riuscito a produrre, ho risposto: “Quando dici. In cinque minuti sono pronto”… Era l’inizio della fine.

Da Trapani a San Vito con Radio TrapaniSì sui 99.5

Perché io ho anche un’altra caratteristica che mi rende particolarmente adatto alle rilassanti gite domenicali: mi porto il lavoro pure in macchina. Voi salite in auto, mettete un po’ di musica, guardate il panorama, chiacchierate. Io no.

Partenza da Trapani, Radio TràpaniSì sui 99.5, direzione San Vito Lo Capo. Radio TràpaniSì trasmette sui 99.5 anche a San Vito, quindi parto da Trapani sui 99.5 e arrivo a San Vito sempre sui 99.5. Copertura perfetta. Che, nel mio caso, è una disgrazia.

Perché se passa un brano che non mi convince,  una notizia che secondo me non doveva essere quella, qualcosa parte tre secondi prima o tre secondi dopo è sempre lavoro. Così, mentre gli altri fanno una gita domenicale, io faccio praticamente un collaudo tecnico itinerante con famiglia a bordo.

Il viaggio della speranza per trovare parcheggio

Arrivati a San Vito mi sono ricordato di una cosa che il tempo, evidentemente per proteggermi, aveva misericordiosamente cancellato dalla memoria: il viaggio della speranza per trovare parcheggio.

Una processione laica di automobilisti accomunati dalla stessa fede. Si entra a San Vito convinti che, da qualche parte, un posto ci sarà. Si procede lentamente, si guarda a destra, si guarda a sinistra, si studiano i pedoni. Quello ha le chiavi in mano? Sta andando verso una macchina? Quella famiglia ha finito la giornata? Quello sta aprendo il bagagliaio perché parte o perché deve prendere qualcosa?

Dopo venti minuti sviluppi capacità investigative che potrebbero interessare i servizi segreti. E intanto vai avanti, sempre avanti, praticamente fino al faro, sostenuto da un’unica certezza: prima o poi qualcuno dovrà pur andarsene.

Era ora di pranzo e, nella psicologia dell’automobilista disperato, quella è una fascia statisticamente promettente. Qualcuno sarà arrivato la mattina, qualcuno avrà preso abbastanza sole, qualcuno avrà fame, qualcuno avrà litigato con la moglie. Statisticamente, qualcuno dovrà liberare un posto.

Quando ormai avevamo quasi attraversato San Vito, accadde il miracolo. Un posto libero. Non era semplicemente un parcheggio, mi stava chiamando: “Parcheggia… parcheggia…”. Non me lo sono fatto ripetere.

Nuovo gestore strisce blu

Macchina dentro, motore spento. Ed ecco la prima novità della giornata: è cambiato il gestore delle strisce blu. Nuova applicazione, naturalmente da scaricare sotto il sole.

Io, nel frattempo, ero passato dall’abitacolo climatizzato alla modalità barbecue americano: bassa temperatura, cottura lenta e tempi lunghi. Con la superficie che offro alle radiazioni solari, assorbo calore con un’efficienza che potrebbe interessare il settore fotovoltaico. Mancava soltanto qualcuno che ogni mezz’ora mi spennellasse con la salsa.

Scaricata l’app, completata la registrazione e pagata la sosta, scopro anche che in occasione del Cous Cous Fest la tariffa è maggiorata. E sapete cosa vi dico? Ci sta. C’è il Cous Cous Fest, ci sono migliaia di persone, aumenta la domanda, aumenta la tariffa. Destagionalizzazione. Anzi, destagionalizzazione dinamica.

Cous Cous Fest, la ricerca disperata di un bagno pubblico

Il problema è che nel frattempo avevo anche un’altra piccola necessità. Una di quelle esigenze fisiologiche che, quando sei comodamente seduto nell’abitacolo climatizzato, puoi ancora definire “piccole”. Poi scendi, cominci a camminare, passano cinque minuti, ne passano dieci, il sole picchia e quella che inizialmente era una modesta esigenza personale comincia ad assumere i contorni di un’emergenza nazionale.

Avevo parcheggiato praticamente in zona Cornino e raggiungere il centro, sotto il sole, non è stata una passeggiata: è stato un pellegrinaggio. Io avanzavo lentamente, il caldo mi inseguiva e, date le rispettive velocità, mi raggiungeva con estrema facilità.

Finalmente davanti a me è apparsa la meta: i servizi igienici. Li ho guardati con la stessa emozione con cui un naufrago deve guardare la terraferma. Mi sono avvicinato.

Chiusi. Non “momentaneamente non disponibili”, non “stiamo effettuando le pulizie”. Chiusi. Con tanto di lucchetto.

In quel preciso momento la mia cottura lenta ha rischiato seriamente di trasformarsi in cottura a pressione.

Poco male, mi sono detto. In fondo ci sono sempre i bar. E così l’iniziativa privata è arrivata provvidenzialmente dove il lucchetto pubblico aveva interrotto il servizio. Del resto può anche essere una sofisticata strategia di sviluppo economico: hai bisogno di un bagno, entri in un bar; entri in un bar, consumi; consumi, produci PIL.

Vista così, più che un disservizio è politica economica.

Una panchina, una palma e l’Infopoint chiuso

Risolta l’emergenza nazionale e recuperata una condizione psicofisica compatibile con la vita civile, ho continuato la passeggiata fino alla piazza. Ormai, però, il mio interesse per il Cous Cous Fest era diventato secondario. La priorità era trovare ombra.

Ho individuato una panchina e ho cominciato a studiarla. Nel mio caso non basta trovare un po’ d’ombra, bisogna trovarne abbastanza. Dopo alcuni calcoli trigonometrici sono riuscito a sistemarmi in diagonale in modo che l’ombra di una palma coprisse una percentuale statisticamente significativa di me.

Non tutto, naturalmente. Per quello sarebbe servito un ficus secolare. Ma abbastanza da interrompere momentaneamente la cottura.

Ed è stato lì, finalmente seduto e parzialmente refrigerato dalla natura, che il mio sguardo è caduto sull’Infopoint turistico. Chiuso.

A quel punto la curiosità ha avuto la meglio sulla stanchezza. Mi sono alzato, altra decisione fisicamente impegnativa, e mi sono avvicinato. Sulla saracinesca c’era un foglio con gli orari: 9.00-12.30, 20.30-23.00. LUNEDÌ CHIUSO.

Confesso che è stato proprio quel “LUNEDÌ CHIUSO” a conquistarmi. Ha qualcosa di rassicurante, quasi familiare. Sembra l’orario del barbiere sotto casa. Solo che sulla parete non c’è scritto “Barbiere”. C’è scritto “Infopoint Turistico – Tourist Information”. A San Vito Lo Capo.

Dalle 12.30 alle 20.30 ci sono otto ore. Praticamente l’intero pomeriggio. La mattina puoi avere informazioni, la sera puoi avere informazioni. Ma se sei uno sfigato che alle quattro del pomeriggio vuole sapere cosa vedere, dove andare, cosa fare o magari semplicemente chiedere un’informazione su San Vito, puoi tranquillamente morire di curiosità. Se poi arrivi di lunedì, puoi morire direttamente ignorante.

Aumentano i prezzi, diminuiscono i “servizi”

Seduto nuovamente sulla mia panchina, cercando di seguire con il corpo lo spostamento dell’ombra della palma, ho ripensato alla giornata. Parcheggio con tariffa maggiorata per il Cous Cous Fest, bagni pubblici chiusi con il lucchetto, Infopoint turistico chiuso per otto ore durante il pomeriggio e per l’intera giornata del lunedì.

E sia chiaro: non è una requisitoria contro San Vito Lo Capo. San Vito resta San Vito ed è probabilmente proprio perché è una delle località turistiche più conosciute della nostra provincia che certe piccole cose saltano maggiormente agli occhi.

Organizzare eventi, riempire le strade, attirare visitatori e parlare di destagionalizzazione è importante. Ma il turismo, alla fine, è fatto anche di cose terribilmente banali: un parcheggio, un bagno aperto, qualcuno a cui chiedere un’informazione.

Se durante il Cous Cous Fest siamo capaci, legittimamente, di adeguare verso l’alto il prezzo della sosta alla presenza straordinaria di turisti, forse sarebbe ragionevole adeguare alla stessa presenza straordinaria anche i servizi. Perché altrimenti la sensazione è curiosa: aumentano i turisti, aumentano le tariffe e diminuiscono i “servizi”. Con tutte le possibili interpretazioni della parola.

Non servono necessariamente grandi progetti, slogan o convegni sul turismo. Qualche volta basterebbe una chiave per togliere un lucchetto e qualcuno dietro uno sportello nel pomeriggio.

Poi, per carità, magari sono io che pretendo troppo. Del resto sono uno che va a San Vito Lo Capo a fine settembre, durante il Cous Cous Fest, e pretende contemporaneamente di trovare parcheggio, non sudare e fare pipì. Praticamente un visionario.

Un piccolo consiglio per il “Buy West of Sicily”

Probabilmente questa riflessione sarebbe finita qui se, tornato a casa, non avessi letto su TrapaniSì l’articolo sul “Buy West of Sicily”, con 22 buyer internazionali alla scoperta della Sicilia occidentale. L’obiettivo è sacrosanto: mostrare il territorio, creare nuove opportunità e destagionalizzare. Leggo però che il 5 ottobre il programma prevede proprio San Vito Lo Capo e Makari, con una passeggiata tra lungomare e centro storico.

Ottimo. Mi permetto soltanto un piccolo suggerimento agli organizzatori: studiate bene il percorso. A San Vito magari fate girare i 22 buyer un centinaio di metri prima dei bagni pubblici e, già che ci siete, nel pomeriggio evitate anche di farli passare davanti all’Infopoint.

Non per altro: è gente che di turismo ne capisce. Potrebbero accorgersene.

Il tramonto di Makari, per fortuna, è lì, è meraviglioso e fa il suo lavoro da solo. I servizi, invece, qualcuno deve aprirli.

La sera sono tornato in macchina, ho acceso l’aria condizionata e ho rimesso Radio TrapaniSì sui 99.5.

Almeno una cosa, per tutta la giornata, era rimasta aperta.

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