Saline: vincoli contrastanti, occorre chiarezza per le ristrutturazioni

Il sale e le saline sono centrali nel territorio trapanese. A soli cinque chilometri dalla città, tra un susseguirsi continuo di mulini a vento e colline bianche di sale che in controluce diventano rosate, si estende un piccolo paradiso anfibio di circa 1000 ettari, incastonato tra la terraferma e il mare, dove la natura e gli esseri umani hanno stretto un delicato compromesso e dove prende vita “l’oro bianco del Mediterraneo”, il sale.

Sulla attuale regolamentazione di questa area interviene il consigliere comunale Massimo Toscano: “I vincoli, in generale, vanno bene laddove sono compatibili con lo stato dei luoghi e rispettosi delle potenzialità del territorio – afferma – mentre sono disastrosi quando sono fini a se stessi o, peggio ancora, ne mortificano le potenzialità. Con l’ausilio dell’ingegnere Andrea Greco ho riscontrato che, dal 1995, le saline di Trapani e Paceco rientrano sia tra le aree naturali protette di importanza comunitaria (SIC) sia nella zona di protezione speciale (ZPS), costituendo allo stesso tempo anche una delle aree umide più importanti della Sicilia occidentale all’interno delle quali insistono piccole e grandi imprese”.

Per tali aree il Piano Paesaggistico prevede il massimo livello di tutela. Ma le saline non sono solo le vasche salanti, i sentieri e i canali: sono composte, in quanto ex opifici, anche da numerosi mulini, bagli, manufatti e magazzini alcuni dei quali in “disuso”, altri diruti. In tali aree sono consentiti solo interventi di manutenzione, restauro e valorizzazione paesaggistico-ambientale finalizzati alla messa in valore e fruizione dei beni. Sono consentite ristrutturazioni edilizie solo su edifici ad esclusione di ruderi ed organismi edilizi che abbiano perso la loro riconoscibilità che non necessitino dell’apertura di nuove piste, strade e piazzali.

Nelle Norme Tecniche di Attuazione, invece, si parla del paesaggio locale e si contraddice quanto descritto nel Piano Paesaggistico, poiché si prevede la valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate, fra le altre cose, alla manutenzione, restauro, ricostruzione delle vasche e dei canali e al ripristino idraulico dei flussi idrici di alimentazione del sistema delle saline, nonché di tutte le altre opere che lo costituiscono, con materiali e tecniche tradizionali o di ingegneria naturalistica. Si prevede inoltre il recupero e riattivazione delle saline dismesse ed il recupero dei beni isolati (bagli, masserie, mulini, torri costiere) tramite interventi di restauro e risanamento conservativo.

“Tali articoli – conclude Toscano – sono palesemente in contrasto, dato che la quasi totalità dei manufatti attualmente presenti entro i confini delle saline (produttive e non) sono accatastati come unità collabenti, ovvero come ruderi senza reddito. Uno scempio illogico e inaccettabile: occorre chiarezza interpretativa. Dobbiamo lottare – conclude il consigliere comunale – affinché le nostre saline, con il tempo, possono rinnovarsi e rigenerarsi”.