«L’alluvione del settembre 2022 non è un episodio isolato, ma l’ultima di una lunga serie di ferite che Trapani porta addosso da oltre sessant’anni».
Così il sindaco Giacomo Tranchida ha esordito aprendo stamane la conferenza a Palazzo D’Alì nella quale è stato presentato lo studio frutto di oltre un anno di lavoro coordinato dalla società Technical e dall’ingegnere Simone Venturini con il supporto del dirigente comunale Orazio Amenta e dell’Amministrazione comunale.
Erano presenti o in collegamento, l’ingegnere Sergio Tumminello, commissario di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico nella Regione Siciliana, la vice prefetta Silvia Caponnetto, l’ingegnere D’Amico, dirigente presso l’Autorità di Bacino della Regione Siciliana, rappresentanti del Genio Civile, della Capitaneria di Porto di Trapani, dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza, dell’Ordine degli ingegneri e dell’Ordine degli agronomi.
Il primo cittadino ha ricordato come gli eventi devastanti si siano susseguiti – nel 1958 e nel 1965 (con 18 vittime), nel 1976 (con 16 vittime) e nel 2009 – fino ai 121 millimetri di pioggia caduti in tre ore nel 2022, con danni enormi e una città ogni volta sorpresa e impreparata.
«Girarsi dall’altra parte e sperare che non piova non è un modo serio di amministrare – ha detto Tranchida – per questo abbiamo deciso di mettere mano ad un’analisi profonda e provare a lasciare Trapani migliore di come l’abbiamo trovata».
Da queste premesse nasce lo studio tecnico sul rischio idraulico e alluvionale che interessa l’intero territorio urbano e che restituisce il quadro di una città strutturalmente fragile e segnata da scelte urbanistiche sbagliate e stratificate nel tempo.
Uno dei nodi centrali riguarda la vicenda del canale Scalabrino, storico collettore delle acque provenienti dal versante sud-ovest di Erice, largo sei metri e profondo quasi due, che attraversava la città fino al porto e che a partire dagli anni Settanta è stato progressivamente tombato per consentire nuove edificazioni, nonostante i vincoli idraulici e le contrarietà tecniche espresse all’epoca.
La lottizzazione dell’ex Salina Modica, oggi quartiere Cinque Torri (via Virgilio) rappresenta secondo lo studio il simbolo di questa urbanistica miope, con convenzioni mai realmente rispettate e un canale trasformato in una struttura invisibile, ostruita e pericolosa, oggi definita una vera bomba idraulica.
I modelli elaborati mostrano come gran parte della città scarichi ormai in un unico punto, la stazione di sollevamento di via Marsala, con tombini che durante le piogge intense diventano valvole di sfogo e non più strumenti di drenaggio, provocando allagamenti diffusi.
Venturini ha spiegato come le responsabilità affondino in decenni di progettazioni errate, tubazioni sottodimensionate, bacini naturali trasformati in aree edificabili e una impermeabilizzazione crescente del suolo urbano, aggravata dalla commistione tra reti di acque bianche e nere che, nelle emergenze, porta allo sversamento in mare di reflui non depurati.
A sorprendere è anche l’assenza, nei documenti dell’Autorità di Bacino, di una chiara perimetrazione delle aree a rischio allagamento nel territorio comunale, una anomalia che, secondo i tecnici, ha contribuito nel tempo a ridurre vincoli e favorire interventi edilizi in aree sensibili.
Lo studio non si ferma alla diagnosi, ma propone un piano organico di interventi – costo timato in circa 60 milioni di euro – che prevede la riattivazione dei canali di gronda ericini (al momento non raccolgono le acque che scendono dalla montagna), la riforestazione dei versanti della montagna e interventi sui canali urbani e periurbani, a partire dal recupero della zona umida della Salina Collegio con funzione di cassa di deposito, previa operazione di bonifica dell’area, considerata strategica per la gestione dei picchi di piena.
Lo studio prevede anche la realizzazione di un nuovo canale Scalabrino che, da viale Regione Siciliana (aperto), convoglierà le acque verso la Salina Collegio, insieme alla creazione di nuovi canali lungo via Fardella (sotterranei) destinati a indirizzare le acque verso l’ex salina, e di nuovi canali (aperti) a pendenza opposta lungo via Virgilio con scarico delle acque bianche sempre verso la Salina Collegio.
Tra gli interventi strutturali è indicato anche un nuovo canale di scarico a mare dalla Salina Collegio, affiancato dalla realizzazione di un nuovo canale di collegamento, lungo il versante sud-est della montagna di Erice, tra i canali naturali esistenti e il canale di gronda numero tre, oltre ad un ulteriore nuovo canale previsto lungo via Tenente Alberti.
Il piano dovrà ora trovare copertura finanziaria attraverso fondi extra comunali con un cronoprogramma stimato tra i tre e i quattro anni.
«Non vogliamo erigerci a giudici del passato – ha concluso Tranchida – ma non ci faremo fermare da interessi privati o logiche speculative: mettere vincoli significa tutelare il territorio e la collettività. Ora la città deve decidere se continuare a ignorare il problema o affrontarlo con coraggio, assumendosi finalmente le proprie responsabilità».
La nostra intervista all’ingegnere Simone Venturini
e all’assessore comunale Giuseppe Pellegrino

















