“Rigenerazioni-Verdi Europa”: “Traditi, ma restiamo in maggioranza”

È una dichiarazione dai toni durissimi quella diffusa nelle ultime ore dal gruppo consiliare “Rigenerazioni-Verdi Europa” che, fino a ieri, aveva come riferimento politico l’ormai ex assessore Lele Barbara.

Ma la rottura sembra ormai insanabile, e la fiducia, dicono, è stata “tradita”.
La nota diramata trasuda l’amarezza di chi, alla prima esperienza politica, si è trovato improvvisamente catapultato nel gioco spietato delle manovre di palazzo.

“Prendiamo atto con stupore e incredulità dei fatti della scorsa notte”, scrivono i consiglieri Genco, Cammareri, Grignano e Parisi, parlando di un clima cittadino che appare “avvelenato come non mai”.

A colpire i consiglieri non è solo il contenuto degli ultimi sviluppi, ma anche e soprattutto il metodo: “abbiamo potuto apprendere soltanto a mezzo social” delle interlocuzioni segrete di Valerio Antonini con Lele Barbara, il quale avrebbe agito alle loro spalle.

Una frattura che mina l’entusiasmo di un gruppo nato nel segno della fiducia verso il loro leader. “Talune dinamiche appaiono grottesche e a tratti parzialmente indecifrabili”, denunciano.

Ma il colpo più duro arriva quando ammettono di aver scoperto che “la nostra lealtà non era pienamente contraccambiata”.

La vicenda, però, sembra aver cementato il gruppo anziché dividerlo: “Qualcuno che forse credeva di poterci spezzare o soggiogare rimarrà deluso”, promettono.
E rilanciano: “Ci troverà ancora uniti, coesi e coerenti”.

Nessuna resa, dunque, né passi indietro: “Non lasceremo che la scelta di una singola persona – confusa o forse eccessivamente preoccupata del suo futuro politico – possa ledere o scalfire la nostra volontà di continuare a portare a termine il lavoro che abbiamo giurato di svolgere nei confronti di questa città”.

Sul piano istituzionale, i consiglieri ribadiscono il proprio impegno: “La nostra presenza in maggioranza non è solo una questione di numeri, ma un impegno che onoreremo fino in fondo”.
Rivendicano una linea di condotta improntata a “correttezza, trasparenza e legalità”, e affermano con forza: “Non siamo ricattabili e non cederemo ad alcuna pressione”.

Il tema della convenzione Comune-Pala Daidone torna al centro del dibattito, ma viene rimandato “alle opportune sedi”, con l’intenzione di “giungere a un epilogo positivo nell’interesse esclusivo della città e del Comune che rappresentiamo”.
La proposta è chiara: “La richiesta di un autorevole consulto legale, nonché di un eventuale parere all’ANAC potrebbe dirimere una volta e per tutte la querelle tra le parti”.

E se qualcuno ha ventilato l’ipotesi di complotti e manovre oscure da parte del Comune, la replica è netta e la difesa a Tranchida altrettanto: “Affermare che il Sindaco e l’Amministrazione Comunale ordiscano complotti ai danni della città di Trapani è una narrazione quantomeno fuorviante e che respingiamo duramente”.

Il colpo di scena, però, arriva in chiusura: “I comportamenti che potrebbero definirsi eversivi sono altri”, scrivono, lasciando intendere che le vere mine vaganti potrebbero trovarsi altrove. E lanciano un monito secco: “Chi li mette effettivamente in atto prima o poi ne pagherà lo scotto”.

L’aria a Palazzo d’Alì è pesantissima.
L’equilibrio politico sembra un elefante funambolo, ma il gruppo dissidente – almeno per ora – non molla.
Intanto, sembra sia stato svelato l’arcano sul “cavallo di Troia” millantato da Antonini ed ha un nome e cognome: Emanuele Barbara.

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