Slitta al 2028 l’entrata in vigore delle nuove regole sul sistema di presa in carico e di assistenza degli anziani non autosufficienti e dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil arriva una dura presa di posizione.
Ad intervenire sul rinvio del decreto attuativo della riforma sono i segretari provinciali dello Spi Cgil Franco Colomba, della Fnp Cisl Armando Zanotti e della Uil Pensionati Eugenio Tumbarello, che parlano di un nuovo arretramento sul fronte dei diritti sociali e della tutela delle persone più fragili.
Secondo i sindacati, il rinvio rappresenta l’ennesima dimostrazione di come l’assistenza alla non autosufficienza continui a non essere considerata una priorità, nonostante riguardi il diritto alla cura e alla salute di migliaia di anziani e delle loro famiglie. Il decreto, il cui varo è stato posticipato, disciplina l’accesso delle persone anziane alle prestazioni per la non autosufficienza e la loro integrazione con i Livelli essenziali di assistenza sanitari.
In particolare, il regolamento definisce i criteri per individuare le priorità di accesso ai Punti unici di accesso, destinati all’accoglienza e alla gestione integrata dei bisogni nelle Case della comunità, stabilisce la composizione e il funzionamento delle Unità di valutazione multidimensionale, composte da professionisti sanitari e sociali, e introduce uno strumento unico e informatizzato di valutazione multidimensionale per l’accertamento della non autosufficienza e per la definizione del Piano assistenziale individualizzato, prevedendo anche un’armonizzazione con la normativa sulla disabilità.
Per i sindacati dei pensionati, si tratta di elementi fondamentali per costruire un sistema efficace e uniforme su tutto il territorio nazionale, che però rischia di rimanere ancora a lungo sulla carta.
«La riforma – sottolineano Colomba, Tumbarello e Zanotti – ha bisogno di una piena e immediata attuazione, mentre è indispensabile che Regioni, Comuni e Aziende sanitarie locali garantiscano i livelli essenziali della non autosufficienza già previsti dalla legge e dal Piano nazionale». Un appello che chiama in causa le Istituzioni a tutti i livelli, affinché il rinvio non si traduca in un ulteriore vuoto di tutele per una fascia di popolazione sempre più ampia e vulnerabile.
















