Responsabilità: quando dire basta è necessario

C’è un momento nel quale bisogna ricordarsi di questa parola. Di ciò che significa per noi e per gli altri, le altre.

Quella consapevolezza delle proprie e delle altrui azioni; della condizione di chi deve renderne conto, in una qualche maniera.

Il punto di non ritorno è stato superato. Non tanto per la protervia di qualche neopolitico, che ha eretto il burinaggio a programma di governo, quanto per il livello di saturazione, di stanchezza che la città sta provando.

Quando parlo di città intendo tutte le sue componenti sociali, culturali, economiche: attraversate e lacerate da una contrapposizione di interessi che è esondata fino a logorare le Istituzioni. La loro credibilità e la loro autorevolezza.

Non è possibile continuare ad assistere ad una guerra di posizione tra chi aumenta ogni giorno il tono ed il livello di scontro, da una parte, e chi vorrebbe oggi riaccreditarsi come punto di riferimento politico.

È evidente: il primo cittadino non è interessato ai miti consigli. È preda della sindrome della vittima in ogni cosa. E non riesce a stemperare l’evidente irritazione che prova dinanzi al montare quotidiano di accuse che lo portano a dover sottolineare sempre il suo ruolo e le sue ragioni. E a sorvolare sulle responsabilità, enormi, che ha ed ha avuto fino ad oggi.

La tempesta di fango che si è abbattuta sulla città, si è quindi abbattuta su tutti e tutte, a prescindere da come la pensiate.

Siamo in presenza di una strategia di logoramento. Una strategia che, mentre fa gioire gli abitanti degli yacht, che quindi guardano da lontano l’incendio che contribuiscono ad appiccare, espone la città al ridicolo.

Perciò è il momento per le persone coraggiose e che hanno sempre mantenuto una composta autonomia dal Sindaco, pur nelle dinamiche tipiche del rapporto politico e di governo, di staccare la spina.

Sia chiaro: non si tratta di dimettersi strumentalmente per cambiare dante causa. Questo è il vizio di coloro a cui manca una minima cultura politica. Coloro i quali sono votati al carrierismo e per i quali esiste l’io prima del noi.

Neppure di una resa alle pressioni strumentalmente costruite per obbligare la città a sprofondare nell’abisso.

Questa città non ha bisogno di persone col “dente avvelenato”. Che disprezzano l’uva sol perché non riescono a prenderla, proprio come nella famosa favola attribuita ad Esopo. Queste “volpi” hanno dimostrato di essere così poco affidabili proprio per aver trasformato così rapidamente il loro cieco consenso in feroce vendetta fino a rendersi funzionali al clima che respiriamo.

L’appello è a quegli esponenti politici e di governo che non si sono lasciati intimidire dalle minacce del futuro. Che hanno da sempre assunto una postura istituzionale, pure quando sindaco e altre “volpi” del suo pollaio, come dell’opposizione, celebravano le gesta di colui che è oggi diventato il nemico. Che si sono cioè fatti carico del rischio della critica salvaguardando le Istituzioni proprio nel momento in cui venivano trattate come tinello domestico. Una scelta che ad altri è evidentemente risultata troppo difficile: per eccesso di protagonismo o per scarsità di pensiero e autonomia.

E serve alla città che il dibattito politico sia al più presto ricondotto dentro l’alveo democratico e, pur nella radicalità delle posizioni, plurale.

Trapani ha bisogno di ristabilire una serenità sociale che oggi è compromessa. Un tentativo di pacificazione non con il potente arrivato, ma con la città, con quelle componenti, silenti ma maggioritarie, che sono stanche di tutto questo e vedono e distinguono i gravi problemi che permangono. E che continuano a non riconoscersi nelle opposte tifoserie.

La città, questa città ha la forza per trarsi fuori da tutto questo?

Forse si, ma serve una figura credibile che incarni questa voglia di riscatto per lasciarci alle spalle mesi terribili: tanto sul piano amministrativo quanto su quello mediatico.

Possiamo, dobbiamo pretendere da chi ha responsabilità politiche la necessità di volare alto: oltre le categorie della fedeltà, del tradimento, di tutto quel che di pruriginoso viene ventilato soltanto per alzare ogni giorno il sospetto, la sfiducia, l’odio.

La responsabilità è e deve tornare ad essere un punto fermo per chi vuol caricarsi di qualsiasi impegno al servizio della collettività. Una responsabilità che antepone le urgenti necessità dei cittadini, a quelle della carriera.

A partire dalla conoscenza vera della città, del carattere dei trapanesi e, cosa affatto marginale, delle potenzialità e criticità della macchina amministrativa e burocratica.

Una figura del genere esiste? Una persona con questo profilo c’è? Io credo di si ed è a questa che mi appello.

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Per chi non avesse la pazienza né la voglia di leggere tutto, consiglio la canzone qui sotto.

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