Rapina a casa Salone, i particolari dell’arresto di uno dei presunti componenti della banda [FOTO e VIDEO]

Sono state le tracce biologiche riscontrate su un mozzicone di sigaretta trovato dagli uomini della Polizia Scientifica nell’abitazione teatro della rapina ad incastrare il 42enne trapanese Francesco Paolo Cammareri, arrestato ieri dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Trapani in esecuzione del provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Trapani.

La sigaretta “Chesterfield Rossa” era stata rinvenuta nella camera da letto della villa di via Europa, ad Erice Casa Santa, insieme ad una delle fascette utilizzate per immobilizzare Paola Maltese e i due reperti erano stati inviati dagli investigatori della Sezione “Reati contro il patrimonio e la Pubblica amministrazione” al Gabinetto regionale di Polizia Scientifica di Palermo per l’estrapolazione del DNA.

Intanto i poliziotti hanno acquisito materiale organico relativo ad alcuni pregiudicati trapanesi per l’estrazione del DNA e la successiva comparazione con quello estratto dalla sigaretta e dalla fascetta.

Ciò ha consentito di appurare che il DNA presente sui reperti appartiene al pluripregiudicato trapanese nei cui confronti è stata avanzata una richiesta di custodia cautelare in carcere.

Cammareri è gravato da numerosi precedenti per delitti conto il patrimonio, la persona e in materia di stupefacenti per i quali, a seguito di cumulo, è stato condannato ad oltre 20 anni di reclusione che l’uomo, per una certificata patologia che ne pregiudicherebbe il visus, stava espiando in regime di detenzione domiciliare.
Dopo gli adempimenti di rito per lui, ieri, si sono aperte le porte della Casa circondariale di Trapani.

Nella notte tra il 21 e 22 gennaio scorso, i rapinatori, erano riusciti a creare un varco nella parete del caveau al piano seminterrato della villa dove era murata la cassaforte e si erano impadroniti di circa 30.000 euro in contanti, preziosi del valore di circa un milione di euro e di una pistola Smith & Wesson calibro 32 a tamburo, munita di cinque proiettili del medesimo calibro, custodita da Renato Salone nel comodino della sua camera da letto dove il medico, insieme alla moglie, era stato sorpreso dalla banda.