Quanto vale la calendula?

Chi si ricorda della calendula marittima? Una domanda provocatoria per una pianta piccola, dai fiori gialli simili a margherite, discreta ma resistente al vento salmastro. Nonostante sia specie protetta, resta tra le più rare e meno conosciute del territorio trapanese. Eppure racconta molto: la fragilità di un ambiente prezioso, sempre più minacciato dall’uomo.

Il decreto regionale che la tutela è chiaro: sopravvive in poche aree frammentate, spesso circondate da strade, edifici e attività turistiche o industriali. Tra queste: Isola Lunga, Maraone, Formica, Colombaia, Villino Nasi, San Liberale, Lungomare Alighieri Ovest, zona Bingo, San Giuliano, zona Cavallino Bianco, Pizzolungo, San Cusumano, Ronciglio, Torrente Bajata. Per molti sono solo luoghi; in realtà sono gli ultimi rifugi di una specie sull’orlo della scomparsa.

La calendula marittima vive in condizioni difficili: sabbie costiere, suoli salini, zone ventose. Proprio per questo è ecologicamente preziosa. Dove cresce, esiste ancora un equilibrio naturale fatto di scarsa urbanizzazione e habitat costieri integri. Quando scompare, quell’equilibrio è già compromesso.

Il problema principale è la pressione antropica: costruzioni, parcheggi, stabilimenti, calpestio, rifiuti, pulizia meccanica delle spiagge. Non serve sradicarla direttamente: basta alterare il terreno, compattare la sabbia, cambiare il drenaggio o introdurre specie più aggressive. In pochi anni, la pianta sparisce.

In questo contesto, le saline rappresentano un’eccezione. Qui l’attività umana ha in parte conservato l’ambiente, creando habitat preziosi per specie legate ai contesti salmastri. Tra il 2019 e il 2022, il CNR e il Dipartimento Regionale dell’Ambiente hanno trasferito circa 400 piante nella Salina Calcara e a Favignana, nell’ambito del progetto LIFE Calmarsi. Un lavoro poco noto, sostenuto dall’UE, che ha coinvolto biologi e tecnici in attività di censimento e conservazione.

Perché tanto impegno per una pianta quasi invisibile? Perché ogni specie che scompare è una perdita irreversibile, e spesso la responsabilità è nostra. Siamo abituati a emozionarci per grandi animali simbolo, ma la domanda resta: vale di più una tigre o una calendula? Dal punto di vista della biodiversità, valgono allo stesso modo. Entrambe sono il risultato di milioni di anni di evoluzione e hanno un ruolo preciso nel loro ecosistema.

Salvare una specie rara non è una battaglia minore. È un segno di civiltà. Significa riconoscere che il territorio non è solo da sfruttare, ma da custodire. La calendula marittima, con la sua resistenza al vento e al sale, è un simbolo silenzioso della trapanesità: resiliente nonostante tutto. Non fa rumore né attira turisti, ma la sua sopravvivenza dice molto di noi: se vogliamo consumare il territorio fino all’ultima risorsa o se siamo capaci di proteggerlo, e con esso noi stessi.

Ph di Fabio Pace, modificata con AI
Ph di Fabio Pace, modificata con AI

 

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