Quando ormai si attendeva la sentenza, il Tribunale di Marsala ha deciso di riaprire l’istruttoria ordinando una serie di perizie sulla documentazione sanitaria prodotta al processo che vede imputato Alfonso Tumbarello, il medico di base di Campobello di Mazara accusato di aver curato il boss Matteo Messina Denaro durante la sua latitanza.
Tumbarello è chiamato a rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa e falso ideologico. Per lui la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha chiesto una condanna a 18 anni di reclusione, sostenendo che fosse pienamente consapevole della reale identità del paziente a cui per mesi aveva prescritto analisi e terapie. Messina Denaro, infatti, utilizzava il nome di Andrea Bonafede, un geometra e vecchio paziente del dottore, per ricevere cure senza destare sospetti.
Secondo i pubblici ministeri Gianluca De Leo, Piero Padova e l’aggiunto Paolo Guido, il medico non poteva ignorare che le ricette e le cure da lui prescritte fossero destinate non a Bonafede, ma al capomafia. Un’accusa sostenuta anche dal numero e dalla natura delle prescrizioni: oltre 130 ricette tra esami e terapie oncologiche, fornite tra il 2020 e il 2022, molte delle quali ritirate direttamente da Bonafede o da soggetti vicini alla rete mafiosa.
La decisione del collegio presieduto da Vito Marcello Saladino di disporre nuove perizie sulla documentazione sanitaria riapre quindi il dibattimento. Il documento che sara esaminato da un medico legale e da un perito informatico è un certificato di sana e robusta costituzione rilasciato da Alfonso Tumbarello al vero Andrea Bonafede.
Dal perito informatico il tribunale vuol comprendere se la ricetta ritrovata dai Carabinieri del Ros fosse stata mai stampata: l’imputato, infatti, si è difeso sostenendo che sarebbe stata redatta per errore. La nomina del medico legale è diretta invece a capire se un malato di tumore potesse essere definito «di sana e robusta costituzione” perchè Tumbarello, sul finire del 2020, aveva rilasciato una serie di certificazioni mediche e di prescrizioni di accertamenti diagnostici a Andrea Bonafede, in realtà Messina Denaro, che era già affetto da un tumore al colon. Delle due l’una, quindi: secondo i magistrati della Dda di Palermo, la grave malattia e la sana e robusta costituzione sarebbero incompatibili. I due periti saranno incaricati dal Tribunale il 28 maggio.
















