Processo “Scrigno”: ecco i condannati e gli assolti con il rito abbreviato

Emessa stamane dal Gup del Tribunale di Palermo Filippo Serio la sentenza riguardante i 18 indagati dell’operazione “Scrigno” che avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato.

Assolti dalle accuse loro rivolte Ivana Inferrera, ex assessora comunale di Trapani, per non aver commesso il fatto; Francesco Todaro, braccio destro dell’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, perché il fatto non sussiste; Tommasa Di Genova perché il fatto non sussiste; Carmelo Salerno, per il quale il giudice ha anche ordinato la scarcerazione.

Condannati, invece, Francesco e Pietro Virga, Francesco Orlando, Ninni D’Aguanno (marito di Inferrera), e Pietro Cusenza.

L’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Trapani aveva portato, nel 2019, all’arresto di 25 persone, tra cui anche l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello il cui processo, con il rito ordinario, è tuttora in corso al Tribunale di Trapani. L’indagine, coordinata dalla Dda di Palermo, aveva concentrato l’attenzione sul rapporto tra mafia e politica nel Trapanese.

Queste le condanne, nel dettaglio: Michele Alcamo 3 anni di reclusione; Pietro Cusenza 8 e mesi 4 di reclusione,
Antonino (detto Ninni) D’Aguanno 3 anni e 4 mesi; Vincenzo Ferrara 3 e 4 mesi; Stelica Iacob 4 anni di reclusione e 4.000 euro di multa; Mario Letizia 8 anni e mesi di reclusione; Michele Martines 5 anni e mesi 4 di reclusione, pena applicata in conunuazione esterna con la pena inflitta con la sentenza della Corte di Appello di Palermo dell’8 novembre 2011 irrevocabile il 6 marzo 2013; Francesco Orlando 5 anni e 4 mesi di reclusione, pena applicata in continuazione esterna con la pena inflitta con la sentenza della Corte di Assise di appello di Palermo del 28 novembre 2000 irrevocabile il 13 marzo 2002; Francesco Paolo Peralta 8 anni e 4 mesi di reclusione, Giuseppe Piccione 8 anni di reclusione; Francesco Salvatore Russo 4 anni di reclusione 4.000 euro di multa; Leonardo Russo 3 anni di reclusione; Francesco Virga 8 anni di reclusione, pena applicata in
continuazione esterna con la pena inflitta con la sentenza della Corte di Assise di appello di Palermo del 28 novembre 2000 irrevocabile il 13 marzo 2002; Pietro Virga 8 di reclusione, pena applicata in continuazione esterna con la pena inflitta con la sentenza della Corte di Assise di appello di Palermo del 17 maggio 2001 irrevocabile il 23 maggio 2002. Tutti sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali e, coloro che sono stati in custodia cautelare in carcere anche al pagamento delle spese di mantenimento in carcere. Disposta anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici per Cosenza, Letizia, Martins, Orlando, Peralta, Piccione e i due fratelli Virga e per cinque anni per i restanti altri.

Il giudice ha disposto anche la liquidazione dei danni alle parti civili: le associazioni “Centro Studi Pio La Torre”, Codici Onlus, Codici Sicilia, Associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”, Associazione Antiracket e antiusura Trapani, e le amministrazioni comunali di Castelvetrano, Paceco, Campobello di Mazara, Favignana, Valderice, Custonaci, Trapani ed Erice.
Ordinata la confisca dei beni già sotto sequestro: la V.M. Costruzioni S.r.l. di Mario Letizia a Marsala; le due sedi de Lo Scrigno di Francesca Coppola ad Erice e Trapani; il Bar Efri di Vincenza Mazzara, in via Conte Agostino Pepoli a Trapani.
Ordinata, invece, la restituzione agli aventi diritto dei restanti beni che erano stati sequestrati: la ©P.H.M. s.r.l, con sede legale a Palermo, e i telefoni cellullari, smartphone, notebook, pc, pen drive e materiale cartaceo di vario genere.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro il termine di 90 giorni. Soddisfazione è stata espressa, per la decisione del gup, da parte degli avvocati Alberto Mazzeo e Umberto Coppola, difensori di Michele Alcamo che è stato condannato a tre anni a fronte di una richiesta di sei anni della Procura, e dell’ex consigliere comunale di Erice Giovanni Maltese per il quale avevano ottenuto dal Riesame l’annullamento della misura cautelare e la cui posizione non è stata portata all’attenzione del giudice.