Processo “Eirene”, la difesa di Papania insiste: “Nessuna prova di contatti diretti con i boss”

Si è tenuta ieri davanti al Tribunale di Trapani una nuova udienza del processo “Eirene”, l’operazione antimafia che nel 2024 ha rivelato presunti legami tra politica e mafia nei territori di Alcamo, Calatafimi e Trapani.

L’esame di Mauro Riccitelli, poliziotto dello SCO (Servizio Centrale Operativo) – come si legge in un articolo pubblicato su Alqamah.it – ha rappresentato un momento chiave per le difese, in particolare per quella dell’ex senatore alcamese Nino Papania, principale imputato insieme all’ex vicesindaco di Alcamo, Pasquale Perricone.

Durante l’udienza, Riccitelli ha confermato alle domande degli avvocati difensori – Lauria e Di Graziano – di non aver accertato alcun incontro diretto tra Papania e Giosuè Di Gregorio, uno degli imputati considerati vicini alla famiglia mafiosa di Alcamo. Nessuna promessa, nessuna concessione, nemmeno tramite intermediari come Perricone. Questa assenza di collegamenti diretti costituisce il punto di forza della strategia difensiva, ribadita con insistenza anche a costo di essere richiamati dal giudice per la ripetizione delle stesse domande.

L’accusa, tuttavia, continua a ritenere validi gli elementi raccolti, fondati su intercettazioni ambientali che, pur non provando contatti faccia a faccia, sottolineano la consapevolezza di Papania di interagire con un contesto permeato da logiche mafiose. Un esempio: l’ex senatore si lamenta in un’intercettazione con Perricone per aver speso “duemila euro per una pizziata con un gruppo di spacciatori”, o ancora quando, parlando con il suo autista Piccichè, mostra piena coscienza della rete di interessi che lo circonda.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel periodo antecedente le elezioni regionali del 2017 – quando Papania sosteneva il candidato Angelo Rocca – l’ex senatore avrebbe usato molta cautela per evitare contatti diretti compromettenti ma che, per la Procura, non basta a escludere l’ipotesi di voto di scambio politico-mafioso.

Il processo “Eirene”, che portò all’arresto di numerosi soggetti legati alla criminalità organizzata, come Francesco Coppola (ritenuto nuovo capo della mafia alcamese), Giuseppe Diego Pipitone e lo stesso Di Gregorio, resta emblematico per come racconta la persistenza di connessioni oscure tra affari, politica e malaffare nel territorio trapanese. Non a caso, tra le intercettazioni spunta un’espressione simbolica pronunciata, secondo gli inquirenti, proprio da Papania: “mondo collaterale”, definizione che entra nel lessico giudiziario dopo il “mondo di mezzo” di Mafia Capitale e la “terra di mezzo” coniata per descrivere la borghesia compiacente della provincia. Il processo proseguirà con una nuova udienza  il 18 luglio. 

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