Nella seduta del Consiglio comunale di Trapani andato in scena per approvare l’aumento della TARI 2025, ciò che doveva essere il cuore della discussione – l’ennesimo rincaro della tassa sui rifiuti – è stato rapidamente oscurato da polemiche politiche, schermaglie personali e uno sconcertante scollamento dai problemi concreti della città.
L’aumento della tassa rifiuti, approvato con 13 voti favorevoli, 7 contrari e 4 assenti, è stato trattato come una nota a margine, quasi fosse un atto dovuto, in un’aula più impegnata a misurarsi su beghe interne che a difendere i cittadini da un altro prelievo fiscale.
Eppure l’aumento, seppur contenuto nei numeri – tra i 3,66 e i 3,90 euro per una famiglia tipo – non è affatto insignificante nel quadro generale: si somma infatti a rincari pregressi (il 6% nel 2024), agli aumenti delle tariffe di parcheggio, dei passi carrabili e alla fine degli sgravi sul conferimento rifiuti. Il tutto, in assenza di un miglioramento tangibile dei servizi.
Come ha osservato l’opposizione – per voce di Maurizio Miceli – il punto non è la cifra, ma il principio: si chiede un contributo in più ai cittadini senza offrire nulla in cambio, anzi senza nemmeno provare soluzioni alternative alla pressione fiscale, come il baratto amministrativo o l’assunzione interna di personale per il recupero dei crediti.
Il sindaco Tranchida e il dirigente Petrusa hanno difeso l’aumento come “inevitabile”: l’evasione fiscale resta alta, e l’amministrazione non ha margini per intervenire con risorse proprie. Semplificando: chi paga, paga anche per chi non lo fa, e la raccolta rifiuti – voce rigida nel bilancio – deve necessariamente essere coperta dai cittadini. Persino i grandi evasori individuati, si è detto, non possono essere colpiti da fermi amministrativi, per non paralizzare aziende e provocare perdite di posti di lavoro. Una giustificazione tecnicamente plausibile, ma che non scalfisce la sensazione di un sistema inefficiente dove i furbi restano impuniti e i corretti vengono penalizzati.
Ma questo dibattito – centrale, urgente – è stato rapidamente sovrastato da tutt’altro. Si è parlato più di “enfant prodige” (l’appellativo attribuito da Tranchida a Safina in una chat interna al PD, diventato caso politico), del tavolo tecnico con il Trapani Shark, delle capitozzature degli oleandri, della manifestazione per Gaza, accusata di strumentalizzazione politica, che non dell’aumento delle tasse. La seduta si è trasformata in una rappresentazione teatrale che ha lasciato sullo sfondo la città reale: quella che aspetta risposte su rifiuti, acqua, decoro urbano.
E mentre l’amministrazione si preoccupa di blindare la propria tenuta interna con nuove proposte di Assessorato, e l’opposizione minaccia “un post al giorno su Facebook” come forma di pressione, la Tari aumenta. Senza dibattito. Senza soluzioni. Senza voce.
La sensazione è quella di un’Amministrazione più impegnata nella manutenzione dei propri equilibri politici che nel confronto con le sfide strutturali della città, e di un’opposizione più incline al disvelamento polemico che alla costruzione di alternative credibili. Ma le bollette parlano chiaro. E alla fine, in questo spettacolo di distrazioni e veleni, a pagare – ancora una volta – è il cittadino.
















