Due persone di Marsala, entrambe minorenni all’epoca dei fatti contestati, sono state raggiunte da un’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere nell’ambito delle indagini sull’organizzazione criminale attiva nel territorio di Petrosino.
Uno dei due destinatari del provvedimento si trovava già detenuto. L’ordinanza è stata emessa dal gip di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e riguarda, a vario titolo, le ipotesi di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di armi da fuoco, alcune delle quali con matricola abrasa. Contestata anche la finalità di agevolare l’associazione mafiosa, e la partecipazione all’associazione armata che, secondo gli investigatori, operava a Petrosino ed era finalizzata allo spaccio di droga.
Il provvedimento è stato eseguito nelle prime ore del 19 agosto dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani e costituisce un nuovo sviluppo dell’operazione di polizia giudiziaria che, lo scorso 23 luglio, aveva portato all’esecuzione di nove decreti di perquisizione emessi dalla Procura per i Minorenni, all’arresto di 12 persone e alla notifica dell’invito a rendere interrogatorio ad altri 16 indagati.
Alla base dell’operazione c’è un’attività investigativa condotta dal Nucleo Investigativo tra dicembre 2022 e febbraio 2024. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, le indagini avrebbero consentito di delineare l’operatività di Cosa nostra nel territorio di Petrosino e il funzionamento di un gruppo criminale che avrebbe esercitato il controllo del territorio con metodi di intimidazione tipicamente mafiosi, garantendo anche il sostentamento economico del sodalizio con attività illecite.
Le contestazioni rivolte ai due arrestati entrano nel dettaglio anche dell’attività di spaccio. Secondo il provvedimento cautelare, in concorso con altri indagati, avrebbero detenuto ai fini della vendita oltre 1,3 chilogrammi di cocaina e 130 grammi di crack, oltre ad altri quantitativi delle due sostanze che non sarebbero stati determinati con precisione. Agli indagati viene contestato, inoltre, di avere ricoperto il ruolo di pusher all’interno dell’associazione armata, mantenendo rapporti con il promotore del gruppo dal quale avrebbero ricevuto lo stupefacente da rivendere e al quale sarebbero stati consegnati ogni giorno i proventi dell’attività svolta nella piazza di spaccio. Tra le accuse c’è anche la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di almeno due armi comuni da sparo e di un fucile monocanna calibro 24 con matricola abrasa. VIDEO

















