Quaranta ore alla deriva, nel buio del mare a ovest dell’isola di Marettimo, in balia del vento e delle onde.
La disavventura vissuta dall’equipaggio del peschereccio mazarese Boccia VM riaccende i riflettori sulla pericolosità del lavoro marittimo e sulle condizioni della flotta peschereccia siciliana.
«Quaranta ore di deriva sono un tempo infinito per chi si trova in mezzo al mare», affermano i segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Trapani, Giovanni Di Dia, Massimo Santoro e Leonardo Falco, che proseguono: «Siamo sollevati per il lieto fine, ma questa vicenda è l’ennesima potenziale tragedia che mette in luce quanto sia rischioso il lavoro dei marittimi. La sicurezza deve essere una priorità assoluta».
I sindacati rivolgono un ringraziamento speciale all’equipaggio del Regina, autore di un intervento definito «tempestivo, solidale e coraggioso». Un salvataggio che, secondo Di Dia, Santoro e Falco, merita «un riconoscimento istituzionale» ma che, al tempo stesso, deve richiamare l’attenzione sul mancato riconoscimento del lavoro dei pescatori come attività usurante. «È un diritto che spetta a tutti i lavoratori del mare, ogni giorno esposti a rischi altissimi».
Flai, Fai e Uila sottolineano come l’avaria del Boccia VM metta nuovamente in evidenza le criticità strutturali della flotta peschereccia e la necessità di investimenti mirati. «La politica non può più rinviare – dichiarano – servono tutele previdenziali adeguate, pensioni anticipate e un utilizzo serio dei fondi comunitari per ammodernare la flotta e costruire nuove imbarcazioni dotate di tecnologie moderne in grado di garantire sicurezza e condizioni di lavoro dignitose».
I tre segretari concludono ribadendo l’impegno dei sindacati nel seguire la vicenda e nel sostenere i lavoratori: «Continueremo a vigilare e a lottare perché episodi come questo diventino solo un ricordo. La vita dei lavoratori del mare non ha prezzo».
















