È tornata a Castelvetrano, nella terra che fu cuore del potere del fratello Matteo, Patrizia Messina Denaro.
La donna ha lasciato ieri il carcere di Vigevano, in provincia di Pavia, dove ha scontato una condanna per associazione mafiosa, maturata nell’ambito dell’operazione antimafia “Eden”, condotta nel dicembre 2013.
La sua figura, per oltre un decennio, è stata considerata cruciale nel mantenere vivo il sistema di comunicazioni segrete che proteggeva la lunga latitanza del boss, morto nel 2023 nel supercarcere dell’Aquila.
La 54enne era considerata la più vicina e fidata delle sorelle di Matteo Messina Denaro. Lo dicono le indagini, lo confermano i “pizzini” rinvenuti nell’abitazione di Campobello di Mazara del capomafia.
Nel mondo maschile e spietato di Cosa nostra, Patrizia ha saputo ritagliarsi uno spazio di potere silenzioso ma efficace. Secondo gli investigatori, nel 2011 gestiva contatti attraverso social network, utilizzando profili con nomi falsi, come “Lucilla”, cancellati all’improvviso poco prima dell’arresto. Un’abilità che le permetteva di restare nell’ombra e continuare a essere un canale vitale tra il boss e la sua rete di protezione.
Un episodio emblematico del suo coinvolgimento risale a una visita in carcere al marito, Vincenzo Panicola. In quell’occasione, ricevette la notizia che Giuseppe Grigoli, imprenditore vicino al clan, stava valutando la collaborazione con la giustizia. Riferì al fratello Matteo che ordinò di non toccarlo. Lei non condivise, ma eseguì.
Insieme all’altra sorella Rosalia, attualmente detenuta, Patrizia conosceva dettagli e identità criptate di personaggi centrali ancora oggi ignoti agli inquirenti.
Il ritorno a Castelvetrano segna il rientro nella quotidianità per Patrizia Messina Denaro, ma non chiude affatto il sipario su una storia ancora densa di ombre, legami, interrogativi.

















