Anche quest’anno, come da tradizione consolidata in tutta Italia, ANPI Trapani e ANPI provinciale organizzano la Pastasciutta antifascista (appuntamento il prossimo 20 luglio, ore 19 al Baglio Elena di Pietretagliate – Misiliscemi), iniziativa che richiama idealmente il gesto compiuto dalla famiglia Cervi il 25 luglio 1943 a Campegine, quando Alcide Cervi e i suoi figli offrirono un piatto di pasta alla popolazione per festeggiare la caduta del regime fascista. Un gesto semplice — la farina, il burro preso a credito, la pasta distribuita in piazza da un carro — diventato negli anni simbolo nazionale di libertà, condivisione e democrazia. “Il più bel funerale del fascismo”, lo definì papà Cervi: una frase che condensa meglio di molti discorsi il significato profondo di quella giornata.
Che questa memoria arrivi fino a Trapani, in un baglio o in una piazza del territorio, non è un dettaglio folkloristico né una nostalgia da anniversario. È un atto politico nel senso più alto del termine: quello di tenere viva, attraverso un gesto conviviale e popolare, la consapevolezza che la Repubblica e la Costituzione nascono da una scelta precisa, quella antifascista, e non sono un dato acquisito per sempre.
Non è un caso che l’ANPI più di una volta ha scelto di dedicare le pastasciutte alla Costituzione, sottolineando come la Carta sia oggetto da tempo di tentativi di manipolazione e stravolgimento. Non è una preoccupazione retorica. Basta guardare oltre i confini nazionali per rendersi conto che le derive che sembravano archiviate nei libri di storia del “secolo breve” stanno riaffiorando con inquietante nettezza in diversi paesi europei, culle storiche della stessa idea di democrazia liberale.
In Francia, in Germania, in Austria, nei Paesi Bassi, in Ungheria, partiti che si definiscono sovranisti o identitari hanno normalizzato un linguaggio che fino a pochi anni fa sarebbe stato relegato ai margini del dibattito pubblico: la nostalgia per gerarchie etniche, l’insofferenza verso il pluralismo, la rappresentazione del migrante come nemico interno, la retorica della “sostituzione” demografica, l’insofferenza per i corpi intermedi e per la stampa libera. Sono narrazioni che riecheggiano, spesso in modo esplicito, categorie novecentesche che la storia aveva già giudicato: l’idea di una comunità nazionale purificata da elementi estranei, il sospetto verso le istituzioni sovranazionali, l’insofferenza per i contrappesi costituzionali percepiti come ostacoli alla “volontà del popolo”.
Non si tratta di equiparare frettolosamente il presente al fascismo storico, operazione sempre scorretta sul piano storiografico. Si tratta, più seriamente, di riconoscere che le condizioni materiali e psicologiche che permisero l’affermarsi dei totalitarismi novecenteschi — crisi economiche prolungate, sfiducia diffusa verso la politica tradizionale, bisogno di capri espiatori, indebolimento della cultura civica — non sono affatto estinte. Anzi, tornano a manifestarsi con forza in un’Europa attraversata da crisi economiche, guerre ai propri confini e un’informazione sempre più frammentata e manipolabile.
È qui che iniziative come quella dell’ANPI, con l’appassionata guida di Angela Savona e Aldo Virzì, assumono un valore che va oltre la commemorazione locale. Ricordare i fratelli Cervi attorno a un piatto di pasta non significa guardare al passato con la retorica consolatoria della memoria istituzionale, ma esercitare una forma di manutenzione democratica: tenere in vita gli anticorpi culturali che permettono a una comunità di riconoscere per tempo i segnali di un arretramento delle libertà.
In questa stessa direzione va la scelta di ANPI Trapani di presentare, nel corso della serata, il libro “Voto alle donne! La storia di una battaglia dalle suffragette alla costituente” di Mario Avagliano e Marco Palmieri, pubblicato da Giulio Einaudi Editore. Sarà presente uno degli autori: Mario Avagliano che sempre con l’ANP ha presentato a Trapani un altro suo splendido lavoro “Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine. Le storie delle 335 vittime dell’eccidio simbolo della Resistenza” (ancora con Marco Palmieri per Einaudi).
In una provincia come quella trapanese, dove per ragioni meramente storiche e cronologiche la guerra di fatto è finita prima della caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, la memoria della Resistenza ha una sua intrinseca fragilità. Essa però si intreccia con altre memorie civili — quella antimafia, quella del lavoro e della terra ai contadini, quella dei diritti — la pastasciutta antifascista diventa allora anche un piccolo presidio di cittadinanza attiva. Non un rito nostalgico, ma un gesto che, proprio nella sua semplicità conviviale, ribadisce un principio tutt’altro che scontato: la democrazia si difende sempre, una scelta che si rinnova ogni giorno, e talvolta basta un piatto di pasta condiviso per ricordarlo a chi rischia di dimenticarlo.

















