Paolo Petralia, un anno da assessore a Palermo: il progetto del politico trapanese [INTERVISTA]

Tra i maggiori obiettivi raggiunti, Palermo ha scalato la classifica delle città digitali passando dalla 77^ posizione del 2019 alla 13^ posizione nel 2020 nella iCity Rank stilata da FPA - FORUM PA, avanzando di 64 posizioni

Per qualcuno è un papabile astro nascente. Per altri, si è trovato al posto giusto e al momento giusto. Paolo Petralia, però, non è semplicemente un ragazzo che si è trovato a fare l’assessore al Comune di Palermo. Paolo Petralia ha lavorato giorno dopo giorno e ha migliorato, nel suo settore, il capoluogo della regione. Su tutto, l’innovazione nel settore digitale che ha permesso a numerosi siciliani di poter rientrare: il fenomeno del south working è una delle poche cose positive nate a seguito della pandemia. E Palermo ha cavalcato la richiesta dei professionisti costretti abbandonare i loro luoghi di origine e i loro affetti per poter seguire le nostre ambizioni professionali. Ma non solo: Petralia racconta il suo rapporto con il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, e con l’Amministrazione di Trapani.

– Un anno da assessore al Comune di Palermo, come reputa la sua prima esperienza amministrativa?

Esaltante, formativa e rigenerante per diversi motivi. Innanzitutto Palermo è una città ricca di anima e umanità, e, dopo una serie di esperienze di studio e lavoro all’estero, tornare in Sicilia nel suo cuore pulsante consegna un forte sentimento di sfida e di impegno. L’anno non è certamente stato privo di difficoltà, in primis la pandemia. Il mondo è radicalmente cambiato e le pubbliche amministrazioni hanno dovuto adattarsi a nuovi strumenti di gestione della partecipazione democratica e dei servizi. A Palermo questo percorso di visione era già iniziato anni fa, quando nel ’93 vennero acquisite delle quote di una società informatica. Nella fase iniziale della pandemia, Palermo si è trovata con una società informatica e innovativa in-house al 100% che ha permesso un adeguamento molto più celere e ha anche consentito diversi passi avanti nel campo della innovazione digitale. In tanti e diversi settori questo approccio innovativo ha consentito numerosi vantaggi e passi avanti. Palermo davanti all’incalzare della pandemia che ha rimodulato spazi e modalità di lavoro non si è fatta trovare impreparata, come quando, ad esempio, sono arrivati i fondi destinati alle spese alimentari. Dopo aver ricevuto le richieste da parte dei cittadini, anziché utilizzare buoni cartacei abbiamo caricato i buoni alimentari attraverso il codice fiscale. I destinatari ricevevano un messaggio sul proprio dispositivo mobile con il luogo dove spendere il buono e la fascia oraria per evitare assembramenti. Da aprile 2020 ad oggi sono stati così inviati dal Comune di Palermo 82.742 sms contenenti istruzioni per “spendere” il proprio buono. Un’operazione possibile grazie allo straordinario lavoro della SISPI – la società informatica in-house -, all’assessorato alle politiche sociali del Comune e alla rete del Terzo Settore. Un altro esempio che conferma l’importanza trasversale dell’innovazione digitale riguarda l’edilizia privata. Negli ultimi mesi, diversi tavoli tra l’assessorato Edilizia Privata e la SISPI hanno portato ad una nuova evoluzione del portale online Superedi. Le novità relative al portale online riguarderanno non soltanto il modello operativo ma, ancor prima, la procedura per l’inserimento delle pratiche nella piattaforma. Se per esempio viene immessa nel sistema una comunicazione di inizio lavori asseverata, la cosiddetta Cila, occorre che il professionista incaricato sappia quali sono tutti gli allegati necessari e, soprattutto, che riceva riscontro dal sistema appena li ha inseriti tutti. Finora non è stato così e, a volte, quando le pratiche risultavano incompiute, sorgevano equivoci tra uffici e i professionisti, con conseguenti rallentamenti dell’iter. Nella nuova versione di Superedi il sistema guiderà il professionista nel completamento della presentazione della pratica, garantendo un controllo della completezza della documentazione necessaria. Questi sono soltanto alcuni esempi per dimostrare quanto sia cruciale il tema dell’innovazione in questo periodo storico e quanto sia esaltante poter lavorare al servizio del territorio siciliano cercando di tenere l’asticella sempre più in alto.

– Palermo ha scalato la classifica delle città digitali passando dalla 77^ posizione del 2019 alla 13^ posizione nel 2020 nella iCity Rank stilata da FPA – FORUM PA, avanzando di 64 posizioni. È un risultato storico? Palermo può diventare una capitale digitale italiana?

Uno straordinario risultato a conferma di un percorso di crescita ben definito nel documento politico “Palermo Si-Cura” stilato dalla Giunta durante il primo lockdown. Non lo definirei un risultato storico, piuttosto un dato sul quale riflettere non solo in ottica palermitana ma ben più estesa a tutta la Sicilia. Provo a spiegarmi. Palermo ha l’anello telematico (la fibra) più esteso d’Italia; lo scorso giugno abbiamo approvato il Piano triennale per l’informatica che prevede interventi di nuove istallazioni di postazioni Wi-Fi free (500 nel 2021 e altre 500 nel 2022), il tracking delle pratiche amministrative e l’integrazione delle pratiche tramite l’URP. Non da ultimo, a Palermo si è svolta la prima edizione della Palermo Digital Business Week nel settembre 2020 che ha coinvolto diverse realtà nel campo delle smart cities, dalle utilities, ad altre istituzioni fino a società digitali siciliane, italiane e internazionali. In sostanza, Palermo ha già una infrastruttura digitale solida che si somma ad un lavoro puntiglioso sul miglioramento dei servizi online, ma questo non può bastare per una crescita economica complessiva. Il tema dell’innovazione digitale va raccolto sia su un piano regionale che nazionale, in primis per snellire la burocrazia e le lungaggini delle pubbliche amministrazioni. Inoltre, questo tema è centrale per un percorso di crescita e di sviluppo economico del contesto meridionale nel suo complesso. Avere solide infrastrutture digitali consente ai lavoratori residenti all’estero di poter lavorare da remoto, e quindi anche dalla Sicilia, creando un indotto consistente per tutto il tessuto economico. Questo è il principio che fonda il cosiddetto “south working”. Inoltre, l’infrastruttura digitale diffusa rende attraente un territorio per le imprese digitali, e su questo potenziale si può e si deve costruire una visione politica condivisa verso una “Sicilia Digital Hub”, senza sognare la Silicon Valley, ma consapevoli delle potenzialità del binomio bellezza/digitale.

– In un anno estremamente difficile a causa della pandemia, il fenomeno del south working sta diventando sempre di più presente, la Sicilia beneficia di ciò. Quale è la sua opinione?

Il south working, come accennato in precedenza, necessità di due elementi, l’infrastruttura digitale diffusa e il diritto alla mobilità internazionale. Politicamente si può parlare di south working se si aderisce, quindi, a quest’ultimo principio, altrimenti si è ipocriti. Per quanto riguarda l’infrastruttura digitale, si ripete il principio della risposta precedente. Un investimento allargato a tutto il Meridione può dare un risultato consistente per lo sviluppo economico, ma essendo l’infrastruttura digitale ancora localizzata ed eterogenea, è difficile ragionare di south working. Esistono tante piccole e buone pratiche di south working in diverse città, ma non può bastare, è necessario un intervento forte per la digitalizzazione e le infrastrutture. Il piano per il Recovery Fund sarà centrale proprio a questo proposito.

Il prossimo anno sarà fondamentale per le politiche giovanili ma non solo. Quali sono i progetti dell’Amministrazione Orlando a riguardo?

Le politiche giovanili sono trasversali esattamente come lo è l’innovazione digitale. Con la Business Community Palermo Mediterranea, che riunisce 50 imprenditori del territorio, abbiamo creato un progetto di rigenerazione che ha l’obiettivo di diventare un modello replicabile. Si tratta di “Palermo Upperground”, un progetto che punta a far coesistere le pratiche della coesione sociale, dell’urbanistica tattica e della fruibilità degli spazi cittadini con l’esaltazione della cultura underground palermitana, dalle arti visive fino alla musica “da strada”. “Palermo Upperground” è un prototipo di policy cittadina legata alle politiche giovanili in grado di attivare un territorio, rigenerarlo, renderlo iconico e più vicino ai cittadini. L’obiettivo è rigenerare un’area urbana attraverso: ARTE – la creazione di un parco artistico sostenibile; ARCHITETTURA – l’uso dell’architettura tattica per definire un nuovo sistema di sedute, ombreggiatura e luoghi per facilitare la collaborazione e la partecipazione; MUSICA – l’organizzazione di concerti e conferenze per portare a Palermo artisti e operatori internazionali della musica e far emergere l’underground cittadino; VERDE – rianimare l’immagine dei tre siti strutturando un sistema di ombreggiature e verde pubblico.

– Che rapporto ha con il primo cittadino di Palermo?

Sono diversi i punti di contatto e di positiva contaminazione tra generazioni e generazioni politiche diverse. Sotto un profilo strettamente generazionale, l’esperienza è un primo elemento che scandisce i legittimi interrogativi di un giovane alle prese con una amministrazione pubblica. Avere a che fare con problemi ordinari, straordinari e talvolta del tutto imprevedibili può creare confusione e talvolta qualche sano tormento, ma la complessità della politica non fa venir meno la passione e l’amore per il proprio dovere. Quando ho un dubbio chiamo chi ha più esperienza di me, lo trovo un fattore positivo per la crescita e per sviluppare le capacità della compostezza e della pazienza, fattori che istintivamente esulano dalla natura di un 27 enne. Dal sindaco imparo tantissimo, sia politicamente che in termini di consapevolezza del ruolo che si esercita. Nel tempo si è molto ridotta l’idea che la politica possa influenzare le scelte di una amministrazione locale. Come spesso si dice, “si sceglie la persona, non il posizionamento politico”. E invece così non è. La preparazione, l’onestà, la capacità sono prerogative necessarie per fare una scelta, ma la direzione che una città prende dipende strettamente dal posizionamento politico. Proprio in questi giorni, in vista di una estensione delle piste ciclabili, la destra cittadina chiede di bloccare la costruzione di nuove piste. Questo è già un esempio che chiarisce quanto sia importante l’idea del mondo di un politico che si candida a guidare una Città, una Regione, o qualsivoglia scranno governativo. Leoluca Orlando è spesso percepito come accentratore, eppure posso confermare dalla mia esperienza che sa bene quando delegare e chi delegare in determinate materie. Non credo sia un caso che mi occupo di innovazione e di rapporti funzionali con SISPI (sempre la società informatica in-house). Dunque, ho un ottimo rapporto e ne riconosco una straordinaria capacità politica unita ad una formazione e consapevolezza culturale spaventosa che, a mio modo di vedere, lo rende una persona sempre consapevole del tempo in cui esercita il suo ruolo. Come spesso lui stesso afferma, “le cifre delle nostre età sono le stesse, 7 e 2” e a volte sembra che stiano insieme nello stesso ordine.

– Guardando Trapani, in che condizioni è la sua città? Cosa potrebbe migliorare e in cosa, invece, è migliorata?

L’ultimo anno è stato disastroso per tutte le amministrazioni locali, e in particolare per tutti i territori dove il tessuto economico è ancora molto in ritardo rispetto a diverse aree settentrionali del nostro Paese. Il tema è meridionale e le condizioni di difficoltà attraversano tutti i territori. Fatta questa premessa, credo che, evitando di fare le solite fotografie momentanee, vadano fatte due riflessioni su Trapani. Per prima cosa, a Trapani manca una solida unione tra le realtà imprenditoriali del territorio, una voce del settore economico che sostenga con propri progetti di visione la crescita di un territorio. Per chiarezza, non si tratta di una critica al mondo imprenditoriale, quanto, al contrario, della necessità che questo mondo formi una presenza più unitaria con la forte convinzione che la crescita dei servizi pubblici e del territorio nel suo complesso comporta un vantaggio anche economico-imprenditoriale. Proprio perché non siamo più negli anni ’80, oggi pubblico e privato devono svolgere un ruolo complementare, che non equivale a dire che devono avere le stesse idee, anzi, devono collaborare e stimolarsi a vicenda con il fine della crescita culturale, economica e sociale. La seconda riflessione è strettamente connessa, e riguarda la direzione che si vuole prendere. Negli anni si è riscontrato un forte richiamo ad un cambio di passo su tematiche e settori molto quotidiani, fin troppo legati al presente. È vero, sono tante le difficoltà infrastrutturali, dalle strade all’illuminazione, ma bisogna pretendere molto di più, sia da cittadini che da amministratori pubblici, bisogna allungare lo sguardo e dare una direzione definita al proprio contesto territoriale. In questo processo, la collaborazione e l’intesa tra pubblico e privato è centrale.

– Che ne pensa dell’Amministrazione di Trapani?

Dopo anni di difficoltà, di assenza di Amministrazione, si è tornati verso il percorso delle progettualità. Il lavoro di recupero e di progettazione dell’Amministrazione è stato ed è consistente. Tutto è sempre criticabile, altrimenti non saremmo in democrazia, ma nelle difficoltà del momento l’Amministrazione ha messo in campo diversi progetti che aiuteranno Trapani ad avere una occasione di vera ripresa. Ci sono delle scelte amministrative supportate da visione politica che mi trovano perfettamente in linea, come la ZTL della scorsa estate in centro storico. Molto criticata, ogni giorno ripresa dall’opinione pubblica con toni variopinti – soprattutto sui social – ma la politica vuol dire prendersi la responsabilità delle scelte e ho accolto molto positivamente la perseveranza. Ricordo bene quando un cittadino mi disse testuali parole: “Questa ZTL non mi piace, per farmi un giro in centro adesso sono costretto a lasciare la macchina a Piazza Vittorio e proseguire a piedi”. La mia reazione è stata compiaciuta, ho pensato “missione compiuta”. Si toglie spazio alle macchine per sostenere la mobilità alternativa, altrimenti rimarremo sempre ancorati a logiche di mobilità ormai desuete e dimenticate in diversi Stati Europei. Ho solo un timore, oltre ai progetti, oltre a diverse buone pratiche, non mi è ancora chiara la destinazione di Trapani, non comprendo cosa sarà Trapani tra 10/15 anni, non ho nemmeno compreso certe chiusure rispetto ad amministrazioni oltre Provincia additate di aver sottratto indotto al territorio trapanese. Proprio per questo, credo che la collaborazione pubblico-privato e la capacità politica di fare rete siano condizioni imprescindibili per una crescita sostenibile che collochi Trapani in quella posizione di centralità nel Mediterraneo che merita. Oggi tutta la Sicilia non è solo una meta turistica ad alto potenziale, ma anche una meta lavorativa da remoto e il “posto giusto” per una prospettiva di crescita dell’impresa digitale che comporterebbe investimenti e un piazzamento strategico su scala europea.