La Corte d’Assise di Trapani ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di Giovanni Parrinello e Lara Scandaliato, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica di Marsala. Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli dell’omicidio aggravato dalla premeditazione e dal fine di rapina di Antonino Titone, avvenuto a Marsala il 26 settembre 2022. Tra le accuse rientrano anche la rapina in concorso, il porto di una spranga di ferro utilizzata per compiere i reati e il tentativo di introdurre un telefono cellulare nel carcere di Trapani per metterlo a disposizione dello stesso Parrinello.
La sentenza ha inflitto a Giovanni Parrinello la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi. I giudici hanno applicato nei suoi confronti le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la decadenza dalla responsabilità genitoriale.
A Lara Scandaliato, invece, sono stati comminati 17 anni e 6 mesi di reclusione, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena. Per la donna la Corte ha riconosciuto come attenuanti generiche il comportamento collaborativo durante le fasi preliminari, valutate equivalenti alle aggravanti contestate.
Entrambi gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e i costi di mantenimento in carcere.
La sentenza ha inoltre stabilito un risarcimento in favore della parte civile, liquidato in 5.000 euro.
Parrinello è stato anche dichiarato delinquente abituale, secondo quanto stabilito dagli articoli 102 e 103 del codice penale, mentre per Scandaliato è stata applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di tre anni, come previsto dall’articolo 230 del codice penale.
La vicenda ha avuto origine dai fatti avvenuti nel quartiere Sappusi di Marsala, dove Titone fu ucciso in circostanze legate all’ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti. Parrinello e Scandaliato, che erano stati arrestati nel periodo compreso tra il 26 settembre 2022 e il 10 giugno 2023, sono stati sottoposti a misure cautelari fino alla conclusione della vicenda processuale.
















