Omicidio Rostagno, Cassazione: “Delitto deciso da Francesco Messina Denaro”

Rese note le motivazioni della sentenza che ha confermato l’ergastolo per il boss Francesco Virga

“Francesco Messina Denaro disse di aver dato incarico a Vincenzo Virga di eseguire l’omicidio di Mauro Rostagno” e questo particolare riferito, tra gli altri, dal collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori, “non è per nulla incompatibile con la ricostruzione di come operassero gli organi di vertice di Cosa nostra’ nella deliberazione di omicidi eccellenti”.

Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha confermato l’ergastolo per il boss Virga, accusato di essere il mandante dell’uccisione di Rostagno, su input di Messina Denaro, in un contesto decisionale totalmente mafioso che esclude “piste alternative” o “ripensamenti”.

Oltre alla responsabilità di Virga per la sua posizione a capo del mandamento di Trapani, la Cassazione indica anche altri “elementi positivi” in base ai quali la Corte di Assise di appello di Palermo ha correttamente condannato il boss. Per i supremi giudici il coinvolgimento di Virga si desume “nell’assenza, successivamente alla commissione dell’omicidio, di turbamenti sul territorio controllato dal mandamento di Trapani, con la prosecuzione stabile della direzione di Virga che ebbe modo di programmare altri importanti omicidi, dimostrazione logicamente inequivoca della piena adesione all’omicidio di Mauro Rostagno”.

Indicativo in tal senso, secondo gli “ermellini”, il fatto che “in riferimento a tutti gli omicidi di matrice mafiosa commessi su quel territorio, gli accertamenti penali non hanno mai condotto alla individuazione del mandante in soggetti diversi da Vincenzo Virga”.

Il verdetto della Cassazione è stato scritto da Giuseppe Santalucia – attuale presidente dell’Anm – che nel ricostruire il delitto ha ricordato “il forte impegno antimafia di Rostagno quale giornalista di inchiesta presso l’emittente televisiva trapanese Radio Tele Cinema, la cui attività poneva in crisi il potere criminale imperante in quel territorio, che faceva capo al rappresentante della provincia Francesco Messina Denaro”, padre del superlatitante Matteo, e “ai capi-mandamento di Trapani e Mazara del Vallo, rispettivamente Vincenzo Virga e
Francesco Messina” detto “Mastro Ciccio”.