Nuovo Direttivo per il Comitato “Trapani-Erice una città” [AUDIO]

Nuovo direttivo per il Comitato “Trapani-Erice una città”. Il presidente Ignazio Grimaldi sarà affiancato dal vice Alberto Cardillo e dalla segretaria Giusy Bonomo. I consiglieri sono Salvatore Aleo, Pietro Savona, Giuseppe Laudicina, Mario Buscaino; Vito Callotta, Ilenia Urso e Antonino Licata. Il delegato alla Comunicazione è Antonio Catania Musmeci.

Obiettivo del Comitato “Trapani-Erice una città” è di unire i due Comuni, ottimizzare i servizi pubblici e realizzare una omogenea strategia di sviluppo del territorio. Il Comitato procede nel solco del movimento “Grande Città” creato da Grimaldi nel 1996.

“Trapani Erice una città – sottolinea Grimaldi – è un tema politicamente importante e condiviso da molti, tuttavia la classe politica non sembra comprenderne il valore e l’opportunità. È per questa ragione che il Comitato invita cittadini e le associazioni a collaborare alla redazione di un documento di consenso da portare all’attenzione dei decisori politici.

Secondo il vice presidente Alberto Cardillo “la presa di coscienza della classe politica passa dalla capacità delle associazioni e dei cittadini di condividere e sottoscrivere pochi e chiari punti fermi”.

È possibile aderire al Comitato attraverso i seguenti recapiti: cellulare: +3926490071; mail: trapaniericecomune@gmail.com
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La nostra intervista ad Ignazio Grimaldi. Per ascoltare schiaccia PLAY

Al telefono con il neo eletto presidente Ignazio Grimaldi del comitato Trapani Erice Una Città. Buongiorno Ignazio, buongiorno Presidente.

Buongiorno, buongiorno Nicola, buongiorno a te e agli ascoltatori.

Il tuo pallino fisso era, sin dal lontano 1996, quando creasti il movimento Grande Città. Adesso ritorniamo, diciamo così, alla carica e il tempo è maturo per consolidare questo concetto di unificare due territori.
Ma guarda, Nicola, che il tempo sia maturo lo dimostra il fatto che io oggi riprendo in mano un movimento che ha creato un caro amico, Salvatore Aleo, quando io per motivi personali ho dovuto mollare. Quindi è per questo, anzi lo ringrazio lui come tutti quelli che appresso a lui sono andati a questa iniziativa. Perché vuol dire che la città lo vuole, ma la città lo vuole per un semplice motivo, perché noi non possiamo più permetterci di vivere in una città che sta diventando di anziani, perché non avendo programmazione, non avendo la possibilità di svilupparsi in modo omogeneo e non sapendo nemmeno dove andare, i nostri figli stanno andando tutti via.

Parli di Erice e di Trapani, giusto?
Ma assolutamente sì, parlo dell’unico territorio che ha bisogno di una programmazione diversa, ha bisogno di valorizzare le proprie risorse, ha bisogno di fare in modo che i nostri figli rimangano qua perché hanno degli obiettivi. Invece purtroppo quelli della nostra età, caro mio, la maggior parte dei figli ce l’hanno otti fuori. Perché i nostri figli qua non possono avere obiettivi, perché non c’è una programmazione, non si sa dove vuole questo territorio e come ci deve andare. Si parla di turismo, a me viene da ridere quando sento parlare di stretto turistico, che purtroppo magari si pensa che siamo tutti degli ignoranti, ma il turismo è una cosa seria, va fatto con programmazione, vanno create le infrastrutture, il turismo non è ho fatto quattro b&b e facciamo turismo. Qui purtroppo quello che non si è capito è che bisogna mettere bene insieme tutte le risorse, l’intelligenza di questo territorio e la forza che questo territorio ha, quello che offre, ma con una strategia. Io da anni sento parlare di aria vasta, che non ho capito ancora cosa significa, è servito solo a mantenere lo stato scuo e a mantenere una classe dirigente politica che fino ad oggi ha fatto in modo che questo territorio andasse sempre indietro.

Radoppiando le spese della politica, parliamoci chiaro.
Anche triplicandole e quadruplicandole, ma soprattutto non avendo la possibilità di programmare. Noi non abbiamo un disegno di quello che deve essere il territorio.

L’ultima volta che ci incontrammo fu ad un convegno organizzato dal Rotary, proprio su questo argomento presentavano i risultati di un sondaggio commissionato dal Rotary a Demopolis che ha indagato sulla volontà dei cittadini di Trapani, dei cittadini di Erice, di creare davvero questa grande città, questa unica realtà politico-amministrativa di questo territorio che in buona sostanza non si sa perché lo vogliono dividere o lo vogliono diviso quando di fatto è unito, soprattutto dal punto di vista geografico e della distribuzione dei servizi. Parliamo di qualche mesetto fa, all’anno scorso, e all’ora d’oggi sembra che le cose siano cambiate ma in peggio.
Sì, il discorso è questo. Io sono per un territorio unico, addirittura io allargherei a Paceco, Misiliscemi, Valderice, ma credo che in questo momento sia magari esagerato parlarne, ma in una prima fase fare una città unica di Trapani con il territorio di Erice, magari Erice vetta, Erice Capoluogo, come la vuoi chiamare, potrebbe con Valderice ricostituire l’angolo vicino, ma il territorio di Trapani a Valle deve obbligatoriamente essere un unico territorio perché deve avere la possibilità di intanto avere una progettualità, avere un progetto urbanistico serio, capire cosa deve fare, quali sono gli obiettivi a livello infrastrutturale, a livello di sviluppo, perché lo sviluppo passa, il turismo è importante, ma il turismo da cosa passa?
Oggi il turismo non può essere solo vengo a Trapani perché mi faccio un giro, mi mangio la graffa, mi vado a fare il bagno e torno a B&B. Hai un aeroporto a pochi chilometri, tu immagina un campo da golf fatto bene che sto nella zona di Buseto, per esempio, come potrebbe essere di supporto al nostro aeroporto, per esempio, faccio questo esempio, o piuttosto in una zona comunque limitrofa a Trapani. Il turismo è una cosa seria, va programmato, va sviluppato in un certo modo, vanno create le condizioni, l’università, stesso discorso, tu devi fare delle facoltà che siano attinenti al territorio, che possano dare la possibilità di creare le condizioni di studio e sviluppo.
Noi dobbiamo fare in modo che i nostri figli rimangano nella terra che amano e non diventino figli di altri posti, se devono andare via deve essere una scelta fatta per il piacere di girare il mondo, non per l’obbligo di non poter stare qua. Questa è una battaglia che dobbiamo interstarci tutti, noi abbiamo il dovere morale di dare ai nostri figli la possibilità di scegliere e non di essere scelti.

Il comitato Trapani Erice una città con il nuovo presidente Ignazio Grimaldi con cui stiamo parlando, adesso che obiettivi si pone? In questo momento cosa bisogna fare secondo Ignazio Grimaldi?
Allora, intanto bisogna parlare di politica perché fino ad oggi l’errore che si è fatto quando ci sono state queste iniziative è stato quello di dire che noi con la politica non gestiamo niente. Non è vero, la politica è la polis, è la costruzione di un territorio, è la responsabilità civica. Il nostro obiettivo è quello di costruire, di dimostrare e di far capire alla gente soprattutto quanto è importante intanto il legame col territorio, quanto è importante la programmazione, quanto è importante mettersi tutti insieme per arrivare ad un obiettivo.
Dopodiché noi quando ci saranno i momenti elettorali sicuramente parteciperemo in maniera diretta. Ma prima di tutto questo il nostro sarà un confronto, diciamo non proprio quotidiano ma quasi, col territorio per far capire alla gente, ammesso che ce ne sia ancora bisogno, quanto è importante che ognuno di noi diventi arbitro del proprio destino. C’è una cosa bellissima che vorrei, se hai un secondo, ricordare a te, a tutti e a me stesso.
Io sono un amante, a me piace molto la filosofia, soprattutto quella greca. C’è la storia di Solone e Pisistrato. Quando Solone che inventa la democrazia ad Atene e distribuisce la polis, allora a un certo punto dice guarda ora io che faccio?

Vado in giro per il mondo e esporto la democrazia. Quando lui avviene ad Atene arriva Pisistrato che era un riccone mezzo tiranno che aveva il suo esercito. Si impossessa di Atene e Atene cade in mano al tiranno.
Quando Pisistrato ritorna trova Atene in mano alla tirannide e va da Pisistrato a Solone. Solone dice, scusa Pisistrato, ma tu hai fatto la tirannide, non è un paese democratico, te ne devi andare. Pisistrato gli dice guarda amico mio io ormai rimarrò qua sempre e sempre.
Rimase fino alla morte e la democrazia morì. Noi in questo territorio abbiamo creato una tirannide, non è riferita a chi amministra, parlo del modo di fare politica. Io mi affido al tizio che avviene, sbaglia, lo critico, fa bene, va bene.
No, noi dobbiamo essere arbitri, dobbiamo coinvolgere la cittadinanza, dobbiamo coinvolgere l’intelligenza e la bella gente che vive in questo territorio per dare la possibilità a chi verrà dopo di noi di trovare una terra più bella. E questo è il primo passo, una città unica significa poter programmare lo sviluppo di questo territorio. Ci sarebbe da parlare per ore.

Ma andiamo nei fatti concreti. Il Comitato esisteva, adesso ha cambiato il direttivo, c’è Ignazio Grimaldi presidente con vicepresidente, consiglieri e tutto il resto. È possibile aderire comunque al Comitato?
Non ci aspettiamo che una Tranchida o una Toscano abdichino e dicano che va bene e basta. Bisogna seguire determinati criteri che hanno a che fare con la regione, si dovrà passare di nuovo da un referendum. Come funziona?
Il referendum è obbligatorio, infatti nel nostro gruppo c’è Mario Buscaino che è un ex sindaco che si occuperà di questo con altri professionisti. Nel frattempo sarà importante per noi parlare con la gente. Noi già stiamo programmando per fine novembre un incontro, crediamo, alla Libera Università aperto ai cittadini.
Tutta una serie di iniziative che adesso programmeremo insieme al nostro responsabile della comunicazione che è Antonio Musmeci, che anche se in questo momento si trova a Roma per lavoro però sarà vicino a noi, per iniziare a raccontare quello che può diventare questo territorio grazie anche a questa iniziativa che non è l’unica, che non è che basta fondere i due territori per fare in modo che questa città cresca, ma la fusione servirà a poter programmare sicuramente meglio e a rendere questo posto sempre più appetibile. Ecco, quello è il problema.

Avete già pensato a come si dovrà chiamare questa grande città, questa unica città?
Noi non vogliamo dire è così e basta. Noi siamo aperti al dialogo, ma siamo aperti al dialogo con il sindaco di Trapani, siamo aperti al dialogo con tutti. Non mi vengano a parlare di “area vasta” che mi pare una barzelletta da scendere in buona sostanza a Sicilia Cabaret. Se vogliamo andare a Sicilia Cabaret parliamo di “area vasta” e facciamo Sicilia Cabaret, oppure parliamo che gli abitanti dell’agro ericino  si sono trasferiti cinquant’anni fa a Villa Mocarta, quindi quello è un territorio dell’agro ericino, perché ci stanno gente dell’origine di Villa Mocarta. Ecco, quello sarebbe interessante anche per Zelig, ma se parliamo di cose serie di territorio dobbiamo parlare con intelligenza e con capacità di programmazione.

E soprattutto uscire dal “campanile” per creare una vera e propria “cattedrale” di democrazia.
Non ci rendiamo conto di queste cose. Allora, se noi vogliamo veramente questo territorio fresco, dobbiamo smetterla col provincialismo. Io immagino, per esempio, che arrivo all’aeroporto di Trapani e dico, aeroporto di Trapani, benvenuti nella terra del Marsala.
Allora, io vorrei che gli amici di Marsala comprendessero questo. Non dobbiamo parlare più di piccolezze, non dobbiamo fare la guerra tra poveri, dobbiamo fare squadra per creare un brand. Io, caro Nicola, ribadisco sempre un concetto: io ho due figli che lavorano fuori, uno già lavora, con l’intelligenza artificiale, l’altro studia all’università. Io sono arrabbiato con me stesso, perché io volevo i miei figli vicino a me, ma come me tutti tutti, penso pure tu, chiunque, ma di cosa parliamo? Allora, un territorio come questo, che è uno dei più belli che abbia mai visto, che ho avuto la fortuna di girare tanto, ma questi posti così belli ne ho visti veramente pochi. Perché dobbiamo abbruttirlo con la nostra ignoranza? Iniziamo a studiare e a crescere.

Non ce lo siamo guadagnato. Iniziamo ad apprezzarlo e probabilmente inizieremo anche a capire dove viviamo e cosa potremo diventare da grandi. Questo è il concetto basilare. Buon Lavoro al presidente Ignazio Grimaldi ed al comitato
Grazie a te per l’attenzione, Nicola.

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