Non più violenza, ma consenso: la Francia smantella la cultura dello stupro. E l’Italia?

Con la nuova legge sullo stupro il Parlamento francese segna un cambio di passo importante: il reato non sarà più valutato solo in base a elementi di violenza o coercizione, ma dalla presenza o meno del consenso.
La legge, approvata in via definitiva dall’Assemblea nazionale, supera il confine giuridico, inaugurando un’epoca fondata sulla cultura del rispetto, dell’ascolto e della responsabilità.
Basta infatti l’assenza di consenso per configurare la violenza sessuale, mettendo la libertà e l’autodeterminazione al centro della norma.

Quello della Francia è un passo molto importante, perché fonda la giustizia su un modello culturale, iniziando dalla “grammatica del rispetto”.

Il provvedimento francese approvato il 29 ottobre scorso, esplicita il concetto di consenso, definito come “libero e informato, specifico, preventivo e revocabile”. In qualsiasi momento dell’atto sessuale il consenso può venire meno, e allo stesso modo dev’essere chiaro e preciso.

“Libero”, perché un assenso sotto pressione, minaccia non può considerarsi valido. “Esplicito”, perché il silenzio, l’immobilità, la paura non possono essere interpretati come assenso.
“Revocabile”, perché nessun sì può considerarsi definitivo deve essere attivo e continuo.

È un cambiamento che tocca linguaggio e cultura prima ancora delle leggi, perché riconosce il fatto che molte vittime non riescono a dire “no” e neutralizza una serie di stereotipie, legate ad atteggiamenti, abbigliamento e abitudini sessuali della vittima. Che dopo una violenza sessuale, spesso deve trovarsi a difendersi da un’aggressione sociale.

È un cambiamento culturale perché rivoluzione l’ottica in cui deve essere guardato il corpo, e sposta il peso del diritto e della coscienza della società dalla costrizione al rispetto, e questo più di ogni altra cosa, segna l’inizio di una nuova idea di autodeterminazione compiuta: la libertà sessuale è quindi considerata un dialogo tra pari che si rinnova a ogni gesto, a ogni parola.

Ad accelerare sulla nuova norma, dopo decenni di dibattiti, è stato un caso di cronaca, quello di Gisèle Pelicot, una donna francese che dal 2011 al 2020 è stata drogata, abusata e violentata da almeno 51 uomini mentre il marito filmava le violenze.
Un lungo processo che ha messo a nudo le crepe di un sistema giuridico prigioniero di una visione patriarcale, che si è trasformati in un più ampio confronto sulla diffusione delle violenze sessuali, il consenso e la sottomissione chimica.

L’Europa è stata abbastanza lenta nel concedere il suffragio alle donne, segno di una resistenza vistosa alla parità: la Nuova Zelanda, a livello mondiale, introdusse il voto alle donne nel 1893; la Finlandia nel 1906 e gli altri Paesi europei tra le due Guerre, con l’Italia ultima del blocco occidentale nel 1945; fanalino di coda la Svizzera (1971) e Liechtenstein (1984), Città del Vaticano manco a parlarne per questioni dogmatiche.
Anche sulle norme riguardo lo stupro il Vecchio Continente è spaccato: tra un fronte conservatore e quello in cui si è compiuto un salto culturale, la Francia ha deciso di porsi dalla parte di quei paesi come Spagna, Svezia, Danimarca, Belgio, Germania e Grecia, che hanno già introdotto leggi basate sul consenso.

L’Italia, invece, resta ferma al 1996, con alL’articolo 609-bis del Codice penale che definisce lo stupro come un atto sessuale imposto “con violenza o minaccia” e che ha ribaltato la precedente classificazione come reato contro la morale pubblica e non contro l’individuo.

Da anni la giurisprudenza tenta di colmare questo vuoto ed impasse culturale – impegno e monito che ritorna, puntualmente, ogni 25 novembre per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per dissolversi il giorno dopo – che lascia troppo spazio a interpretazioni e a ingiustizie.

Nella legge italiana contro la violenza sessuale, il consenso non è un elemento richiesto, non essendo il fulcro della fattispecie penale: questo significa che un rapporto sessuale avvenuto senza consenso, ma senza coercizione, non è automaticamente considerato stupro.

Questo atteggiamento giurisprudenziale influenza e rafforza, inevitabilmente, alcuni paradigmi sociali: nei casi di cronaca, quello che ha fatto più scalpore è stato lo stupro di gruppo avvenuto al Foro Italico Palermo nel 2023. Recentemente, a seguito di alcune interviste senza filtri rilasciate dalla vittima, gli avvocati degli imputati hanno chiesto la revisione del processo dichiarando la consensualità dei rapporti. Consensualità smentita dai video che hanno portato alla condanna in appello dei sette ragazzi.

Ma oltre alla vicenda giudiziaria c’è il processo sociale e mediatico cui le vittime di stupro sono sempre esposte: processi sociali fatti di sospetti, insinuazioni, stigmi, dove lo sguardo viene spostato sulla vittima che, se vestita in modo succinto o con costumi sessuali considerati “libertini”, inevitabilmente diventa oggetto del testosterone di orchi a piede libero. Celebre l’introduzione firmata da Franca Rame al proprio monologo che raccontava la violenza subita dall’attrice nel 1973.

Alcuni tentativi di riforma della nostra legge sullo stupro ci sono stati: nel 2023, una proposta di revisione ispirata al modello europeo a firma della presidente della Commissione sul femminicidio Valeria Valente; di questi ultimi mesi, la proposta che Laura Boldrini ha portato in Parlamento, un testo basato sul principio del “solo sì è sì”.
La proposta della ex Presidente della Camera è stata definita una “boldrinata”, irridendo la proposta di legge che mira a ridefinire un crimine che secondo le stime dell’Unicef riguarda nel mondo 370 milioni di bambine e ragazze minorenni – una su otto – e che in Italia colpisce 4 milioni di donne di età compresa tra i 16 e 70 anni.

Ma tutto è rimasto bloccato nelle commissioni, soffocato da dubbi, resistenze e paure, quelle, soprattutto, legate alla prova del consenso e all’onere di dimostrarne l’assenza. Un divario, dunque, che non è solo giuridico, ma culturale.

Da un anno a questa parte ci sono stati eventi che hanno toccare con mano quanto la cultura dello stupro sia diffusa: di questa estate la denuncia della pagina Facebook “Mia Moglie”, dove 35mila iscritti si scambiavano foto intime delle partner senza averne chiesto il consenso; la stessa cosa avveniva sul portale Phica.eu.
La modifica alla norma in vigore discende dagli obblighi internazionali dell’Italia che ha ratificato la Convenzione di Istanbul. Il Grevio, ovvero il gruppo di esperte sull’implementazione della Convenzione, ha indicato già nel 2020 la necessità di modificare la legge italiana e la Cedaw lo ha chiesto nel 2022. D’altronde, la Cassazione in tema di violenza sessuale già riconosce la necessità di un consenso attivo e permanente dall’inizio alla fine.

I commenti che si leggono sul tema dimostrano quanto sia necessaria non solo la riforma ma una profonda e diffusa formazione a proposito di consenso e violenza sessuale. Lo stupro non è un problema di incomprensione ma di abuso, è un’azione predatoria e non ha nulla a che vedere con la relazione.
Oggi è in gioco un cambiamento culturale profondo, ostacolato da chi pensa che l’unico consenso importante sia quello dei genitori sull’educazione all’affettività a scuola; un cambiamento temuto da chi non ha scardinato, ancora, la cultura patriarcale, talmente introiettata da pensare che il consenso e il desiderio di una donna, la sua autodeterminazione, la sua compiutezza come essere sociale, siano una minaccia.
E probabilmente lo sono, in una società dove la parità è ancora qualcosa di rivoluzionario.

Radiogiornale Playlist
Caricamento notizie...
La Guardia di Finanza scopre crediti d'imposta non spettanti dai controlli sulle imbarcazioni
Il GAL Pesca presenta cinque itinerari tra mare, gastronomia e tradizioni
Intervento notturno della Guardia Costiera sulla nave ONG "Solidaire"
Studenti e attivisti in corteo per la giustizia climatica
I volontari saranno presenti nei pressi dei plessi scolastici interessati, fornendo supporto agli studenti e alle famiglie nelle fasi di attraversamento
Modifiche alla viabilità il 14 e 15 ottobre, con deviazioni
Dopo Maltese e Callari, cresce l'inquietudine tra i tifosi per le partenze in un momento cruciale della stagione