Luca 2, 7
𝐶𝑜𝑠𝑖̀ 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜, 𝑙𝑜 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑜̀ 𝑒 𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜̀ 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜𝑖𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑛𝑜𝑛 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑙𝑏𝑒𝑟𝑔𝑜.
“𝙉𝒐𝙣 𝙘’𝙚𝒓𝙖 𝙥𝒐𝙨𝒕𝙤 𝙥𝒆𝙧 𝙡𝒐𝙧𝒐”.
Questa frase può essere ben compresa da chiunque: che creda nella nascita di Gesù; che abbia o meno fede in Dio.
Non si tratta di una metafora, è una constatazione.
Non c’era posto per loro.
Maria non partorisce fuori casa per scelta. Partorisce fuori casa perché qualcun altro ha deciso per lei. Un censimento. Una legge. Un obbligo.
E perché il parto non aspetta che si creino le condizioni desiderate: al caldo o al riparo; in una clinica anziché, come un tempo, a casa; circondati da mille attenzioni…
Il parto non aspetta; non si sposta dove conviene; non si adegua ai decreti, alle leggi…Al censimento di Cesare Augusto.
Avviene dove può e alle condizioni date. In una mangiatoia per Maria; in mare e mezzo alle onde per chi attraversa il Mediterraneo; sotto i bombardamenti dell’esercito israeliano a Gaza; tra le rappresaglie e l’arrivo dei droni in Ucraina.
Che il cielo sia sereno o che infuri la bufera, quando un bimbo o una bimba reclama di venire al mondo, semplicemente, nasce.
Per Maria il tempo del parto si compie mentre sono in viaggio.
Dal nostro punto di vista questa nascita è tutta sbagliata: il posto, il momento, le persone.
Chi vorrebbe partorire così? Lontano dalla propria casa, dalle donne di famiglia, dalla propria lingua e cultura, dalle tradizione della tua gente, dai gesti che ti tengono in piedi.
Il Vangelo non addolcisce la scena. La racconta.
Gesù nasce perché una legge dell’Impero ha messo in movimento dei corpi. Qualcuno li ha quindi costretti.
E Dio entra nella storia dentro questa costrizione.
Gesù non nasce quando tutto è pronto. Nasce quando non lo è. Non trova una stanza. Trova uno spazio di fortuna.
La sua prima casa non è un luogo pensato per accogliere la vita. È un ripiego. E che ripiego: una mangiatoia!
E le prime persone a ricevere l’annuncio non sono parenti, non sono gli amici.
Non sono “di casa”, insomma: sono estranei in un luogo estraneo.
Sono pastori. Gente che vive fuori, che dorme fuori, che non rientra. Altre persone senza una fissa dimora. Non per decreto ma per condizione lavorativa.
Gesù nasce in mezzo a estranei.
E crescerà così. Perché da qui in poi la sua vita sarà un continuo non essere al posto giusto: troppo scomodo per il potere, troppo libero per chi vuole regole chiare, troppo vivo per chi preferisce il controllo.
Il Natale non dice che tutto va bene. Dice che Dio non aspetta che vada tutto bene per stare nella storia.
E forse oggi questa è la buona notizia: che Dio non si scandalizza delle nascite storte, dei tempi sbagliati, delle vite iniziate senza posto.
È lì che sceglie di stare. È lì che sceglie di abitare.
Che il vostro Natale sia una scelta: d’abitare nelle storture del mondo, del tempo. Abitarle per cambiarne il corso; abitarle senza cercare l’autocelebrazione ma la relazione: il noi del possibile anziché l’io immobile.

















