La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa di Valentina Norrito, 54 anni, originaria di Mazara del Vallo, confermando la condanna a un anno, nove mesi e 15 giorni di reclusione per bancarotta “impropria”. La decisione arriva a seguito dell’ordinanza del Tribunale di Marsala, emessa il 26 luglio 2024, che aveva negato la possibilità di una pena sostitutiva a quella detentiva.
La condanna di Norrito risale al 25 maggio 2021, quando il Tribunale di Marsala l’aveva dichiarata colpevole per aver causato il fallimento della società cooperativa “Giardino di Costanza” durante il suo mandato da legale rappresentante, tra il 2010 e il 2011. La società, dichiarata fallita il 22 aprile 2015, è stata al centro di una lunga vicenda giudiziaria. La sentenza di primo grado è stata riformata dalla Corte d’Appello di Palermo nel 2022 e infine confermata dalla Cassazione il 14 febbraio 2024.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Matteo Faggioli, aveva contestato la decisione del Tribunale di Marsala, sostenendo una “violazione di legge” e un “vizio di motivazione”. Tuttavia, per la Suprema Corte, il ricorso è stato giudicato “infondato”.
Nel rigettare il ricorso, la Cassazione ha sottolineato che il Tribunale aveva motivato correttamente la decisione, valutando la personalità della condannata e la gravità dei suoi precedenti. Tra questi, spicca anche una condanna per bancarotta fraudolenta. Secondo la Corte, questi elementi non consentono di formulare un giudizio positivo sull’idoneità di pene alternative a garantire la prevenzione di nuovi reati.
Valentina Norrito è moglie di Giovanni Savalle, noto commercialista e imprenditore, al quale nel 2018 fu sequestrato un patrimonio di circa 63 milioni di euro, comprendente aziende, immobili e il lussuoso complesso “Giardino di Costanza”. All’epoca, si sospettava un legame tra Savalle e il boss mafioso Matteo Messina Denaro, accuse poi cadute.
Tuttavia, nel caso specifico della bancarotta “impropria”, la Corte d’Appello di Palermo ha confermato le responsabilità della Norrito nella gestione dolosa della società, consolidando la condanna definitiva.
















