Nelle acque di Marausa ritrovato antico relitto di nave oneraria

Una nave oneraria, ovvero addetta ai trasporti commerciali, è stata individuata dalla Soprintendenza del mare nello specchio d’acqua antistante la frazione trapanese di Marausa.

Il ritrovamento, realizzato con la collaborazione della Capitaneria di Porto di Trapani e il sostegno del comandante, il capitano di vascello Paolo Marzio – si legge nella nota diffusa dall’Assessorato regionale ai Beni culturali – è avvenuto grazie alla segnalazione di un relitto con anfore da parte di Francesco Brascia, militare del 37° Stormo dell’Aeronautica di stanza alla base di Birgi.

Il gruppo di intervento della Sopmare è stato coordinato dal responsabile del gruppo subacqueo della Soprintendenza del mare Stefano Vinciguerra e alcuni esperti collaboratori che sono stati assistiti nella ricognizione da un battello – il GCB36 – della Guardia Costiera.

L’immersione si è svolta a circa 60 metri dalla costa dove è risultata subito visibile una porzione di circa dieci metri di un relitto sostenuto da un costone di sabbia, posizionato parallelamente alla costa. Proprio tra la sabbia sono stati individuati innumerevoli frammenti di anfore.

Tre reperti sono stati recuperati per le necessarie indagini diagnostiche: di questi uno presenta sull’orlo un’iscrizione, l’altro sotto il collo porta incise due lettere – A ed F – e il terzo è una porzione di anfora contrassegnata da un’incisione che ricorda una torre.

Il gruppo operativo ha effettuato la georeferenziazione con il sistema GPS e realizzato la necessaria documentazione video-fotografica. È stata già segnalata alla Capitaneria di Porto la necessità di interdire l’area che sarà delimitata dalla Soprintendenza del Mare, a seguito di ulteriori indagini, per mettere un vincolo.

“I reperti prelevati dalla nave di Marausa, orli di anfora africana, sono attestabili alla tarda età imperiale – spiega la soprintendente del Mare Valeria Li Vigni – proseguiremo adesso le ricerche di questo relitto di cui si vede parte del fasciame e alcune ordinate, oltre numerosi frammenti di anfora. Le anfore – continua Li Vigni – venivano utilizzate per il trasporto di derrate alimentari; ciò confermerebbe la presenza di un emporium, come aveva già ipotizzato Sebastiano Tusa al momento della scoperta del primo relitto di Marausa, recuperato a 500 metri di distanza e oggi esposto al Baglio Anselmi di Marsala”.

“Marausa si conferma un importante luogo di approdo – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – proprio come ipotizzato da Sebastiano Tusa. Questo secondo rinvenimento, che rafforza la teoria dell’esistenza nell’area di un emporium, conferma l’interesse dell’Assessorato ad approfondire le indagini su uno specchio d’acqua che ci ha già restituito una delle più interessanti navi onerarie romane di età tardo antica che è stata recuperata, restaurata e musealizzata secondo una modalità che ha trovato in Sebastiano Tusa un fermo sostenitore. Sono certo che le indagini che la Sopmare avvierà – prosegue Samonà – ci daranno conferma di questa ipotesi che, rafforzata da questo secondo rinvenimento, ci stimola a proseguire nell’attività di ricerca, tutela e valorizzazione del nostro patrimonio sommerso. Un nuovo sorprendente risultato – conclude l’assessore regionale – favorito dalla collaborazione con i privati che, sempre più, grazie all’azione di sensibilizzazione su cui molto si sta spendendo il Governo Musumeci, si rivelano preziosi nei ritrovamenti archeologici. Il potenziamento delle ricerche in mare è una delle nostre priorità”.