Nell’attesa dell’attracco a Trapani, la “Diciotti” è divisa in due

La bufera politica nazionale passa da Trapani. Nel capoluogo provinciale “dovrebbe” sbarcare la nave “Diciotti”, con 67 naufraghi salvati in mare. Una situazione particolare, con la parola dovrebbe virgolettata semplicemente per il volere ondivago nel Ministro degli Interni Matteo Salvini. Il leader della Lega ha infatti dichiarato: «Prima di concedere qualsiasi autorizzazione – ha detto – attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che dovranno scendere dalla Diciotti in manette. Se su quella nave c’è gente che ha minacciato e aggredito non saranno persone che finiranno in albergo ma in galera – dice – quindi non darò autorizzazione allo sbarco fino a che non avrò garanzia che delinquenti, perché non sono profughi, che hanno dirottato una nave con violenza, finiscano per qualche tempo in galera e poi riportati nel loro paese».
Il video, presente nel profilo Facebook dello stesso ministro, può essere visto da chiunque.

Nonostante queste affermazioni, però, un’altra decisione è stata presa da parte di Danilo Toninelli, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti della Repubblica italiana ed esponente del Movimento 5 Stelle, con lo sbarco della “Diciotti” a Trapani. Una circostanza alquanto spinosa dato che i 67 erano stati soccorsi domenica scorsa dal rimorchiatore “Vos Thalassa”, avente bandiera italiana, e che la situazione pare sia degenerata quanto alcuni migranti avevano creato un contesto che viene definito “di pericolo” dal Ministro Salvini e dal Ministro Tonitelli.

Cosa accadrà? La situazione sembra altamente ingarbugliata ed ha scatenato numerose polemiche. Tra i più accesi lo scrittore napoletano Roberto Saviano, in aperta polemica con Salvini, che dichiara: «Il Ministro della Mala Vita – scrive Saviano – dice che i 67 migranti a bordo della Diciotti non sbarcheranno a Trapani se non avrà garanzie che verranno arrestati. Salvini anche oggi fa un’invasione di campo per avere visibilità; questa volta a essere totalmente bypassata è la magistratura. Salvini, preso da delirio di onnipotenza e credendo di disporre personalmente di tutti i poteri dello Stato, dice che “il governo agisce con una sola voce e una sola testa”, la SUA. Ecco perché LUI – continua lo scrittore – chiede l’arresto per persone le cui vicende non sono ancora state valutate da nessun magistrato e, in casi come questo, di arresti si occupa la magistratura che è sottoposta solo alla legge e che non deve “garanzie” a nessuno, neanche al ministro degli Interni. Allora mi domando: ma il ministro Bonafede, ministro della Giustizia, quindi colui il quale dovrebbe far rientrare Salvini nei ranghi, non ha nulla da dire? Ha capito Bonafede cosa sta accadendo? Se non l’ha capito – conclude – , qualcuno può essere così gentile da spiegarglielo?»

A questo punto non ci resta che aspettare per capire chi avrà vinto il braccio di ferro tra Salvini e Toninelli. Senza però dimenticare che ci sono 67 persone in mare che attendono di sapere se potranno finalmente toccare la terraferma.