È il giorno della bonifica a Montagna Grande, dove continuano le operazioni successive al devastante incendio che, a partire dal pomeriggio di sabato 13 giugno, ha distrutto centinaia di ettari di vegetazione e di bosco nel cuore dell’entroterra trapanese.
Fin dalle prime ore della giornata sono tornati in azione i mezzi aerei impegnati nel contrasto agli ultimi focolai e nella messa in sicurezza dell’area. Al momento in cui scriviamo operano due Canadair che effettuano continui rifornimenti d’acqua in mare per poi raggiungere la zona interessata dal rogo e scaricare il loro carico sui punti ancora considerati a rischio di riaccensione. Con loro anche un elicottero dell’82 Centro SAR dell’Aeronautica Militare di stanza a Trapani-Birgi.
L’obiettivo è spegnere definitivamente ogni focolaio residuo e impedire che il vento possa alimentare nuove fiamme in un territorio già duramente colpito. Le operazioni vengono coordinate con il supporto delle squadre a terra che continuano a monitorare l’evoluzione della situazione lungo tutto il perimetro dell’incendio.
Il bilancio ambientale appare pesantissimo. Intere porzioni di bosco sono state ridotte in cenere, così come vaste aree di macchia mediterranea. Il fuoco ha cancellato in poche ore habitat naturali che hanno richiesto decenni per svilupparsi.

Le conseguenze non riguardano soltanto la vegetazione. L’incendio ha colpito duramente anche la fauna selvatica presente nell’area. Numerosi animali non sono riusciti a sfuggire all’avanzata delle fiamme, mentre altri hanno perso il proprio habitat naturale, con effetti che potrebbero protrarsi per anni sull’equilibrio dell’ecosistema locale.
Esperti e operatori ambientali sottolineano come il recupero delle aree percorse dal fuoco richiede tempi lunghi. La ricostituzione del patrimonio boschivo e della biodiversità compromessa dall’incendio non sarà immediata e dipenderà anche dalla capacità del territorio di proteggere le zone risparmiate dalle fiamme.
















