Misiliscemi, Consiglio comunale approva il documento politico contro la nascita del nuovo Comune

È arrivata l’approvazione da parte del Consiglio comunale del documento politico dove si invita l’Amministrazione
«ad attivare ogni valido strumento giuridico-politico necessario per verificare l’attuale volontà dei cittadini delle frazioni del territorio interessato» riguardo la nascita del nuovo Comune di Misiliscemi e la conseguente
scissione da Trapani.

Un tema che nelle ultime settimane si è infiammato dopo il referendum che ha visto protagonista la città nel maggio del 2018. Le contrade coinvolte sono 8 e rappresentano un terzo di tutto il territorio trapanese: sono bastati i voti degli abitanti di Fontanasalsa, Guarrato, Rilievo, Locogrande, Marausa, Palma, Salinagrande e Pietretagliate per raggiungere il 50%+1 necessario per il quorum.

Un iter iniziato nel 2015, quando il Consiglio comunale di allora, si espresse favorevolmente sul chiedere ai cittadini la propria opinione attraverso il referendum.

Anna Lisa Bianco, Salvatore Daidone, Domenico Ferrante, Laura Genco, Rocco Greco, Giuseppe Guaiana, Vincenzo Guaiana, Giuseppe La Porta, Alberto Mazzeo, Giulia Passalacqua, Marzia Patti, Giuseppe Peralta, Grazia Spada, Massimo Toscano, Andrea Vassallo, Santo Vassallo e Giuseppe Virzì affermano nel documento che «questo Consiglio e questa Amministrazione hanno lavorato e continuano a lavorare al fine di migliorare la vivibilità nel territorio interessato». Quindi invitano l’Amministrazione «ad adoperarsi affinché l’Assemblea Regionale Siciliana, unico organo preposto alla decisione legislativa finale, possa avere chiare tutte le difficoltà che potrebbero nascere dagli sviluppi di questa scissione territoriale».

Critica l’opposizione con Gaspare Gianformaggio, che si è astenuto al voto, ha sottolineato come «Tranchida e parte di questa maggioranza durante il voto referendario parlavano di “autodeterminazione dei popoli” per raccogliere i voti delle frazioni. Oggi apprendo con stupore che questa maggioranza vuole fare un passo indietro perché sanno, così come sapevano già allora, che questa scissione era una follia». Gianformaggio inoltre ipotizza che «si dovrebbe ragionare nell’ottica si referendaria ma volta alla fusione dei comuni limitrofi».

Giuseppe Lipari, invece, afferma che «il vero problema per il nostro territorio non è la creazione del nuovo Comune di Misiliscemi, già fisicamente staccato dal territorio di Trapani, ma è la rettifica dei confini conil
contiguo Comune di Erice. La frazione di Casa Santa andrebbe infatti annessa a Trapani. Si pensi ai danni che questa separazione ha prodotto negli anni».

Martedì prossimo la I Commissione legislativa Ars – Affari istituzionali dovrebbe riunirsi per esprimere il parere che, ricordiamo, non è vincolante. Tutto poi passerà all’Ars che è l’unico ente preposto per creare un nuovo Comune.

«L’Ars non può fare diversamente: deve istituire il Comune di Misiliscemi» commentava qualche giorno fa Salvatore Tallarita, presidente dell’associazione Misiliscemi. «Un Comune che nasce perché ci sono le strutture socioeconomiche ed antropologiche che lo vanno a legittimare. La Costituzione parla chiaro nell’articolo 5: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali».

«Misiliscemi con la sua capacità di abitanti – spiega Salvatore Tallarita – sarebbe il 142esimo Comune per popolosità in Sicilia su 390. In questo momento noi siamo visti come un esempio da molte comunità che intendono intraprendere lo stesso nostro percorso. Abbiamo dimostrato che questa è la via giusta. Ci sono dei pareri che
non possono essere ignorati e disattesi».

«Chiedo ai deputati di questa autorevole commissione di votare parere contrario e, in aula, contro la costituzione del comune di Misiliscemi per le ragioni che ho esposto e per rendere omaggio alla nostra Trapani, urbs invictissima” dice, invece, Maurizio Miceli, questa volta non in rappresentanza di Fratelli d’Italia ma nella veste di presidente del comitato del no alla costituzione del comune di Misiliscemi. La palla adesso passa ai deputati regionali della Sicilia che dovranno decidere se seguire le indicazioni del referendum o meno.