Mediterraneo, salvare vite tra ostacoli e silenzi: le testimonianze a Trapani [FOTO e VIDEO]

Un racconto intenso, a tratti drammatico, quello emerso al Complesso San Domenico di Trapani durante l’incontro dedicato alla missione numero 24 di Mediterranea Saving Humans con la barca a vela Safira 2.

Un momento di confronto pubblico per comprendere cosa significhi realmente soccorrere vite nel Mar Mediterraneo, tra numeri, testimonianze e riflessioni.

A introdurre il contesto operativo è stato Leonardo Stabile, armatore e skipper dell’imbarcazione salpata da Trapani lo scorso mese di marzo, che dopo aver ringraziato tutti i cittadini trapanesi che hanno dato supporto concreto alla  missione, ha evidenziato il divario tra percezione pubblica e realtà del fenomeno migratorio: “Nel 2023, considerato uno degli ultimi anni in cui si sono registrati dei picchi, in Italia sono arrivate circa 66 mila persone dal Mediterraneo centrale, numeri contenuti rispetto ad altre crisi. Eppure la narrazione parla sempre di emergenza”.


Ma il dato più inquietante riguarda le vittime: “Il 30% in meno di arrivi, ma il 150% in più di morti e dispersi – ha sottolineato Stabile – dal 2014 a oggi, oltre 26.500 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, una cifra che rappresenta un’ecatombe davanti alle nostre coste”.

La testimonianza è entrata nel vivo con il racconto delle operazioni di salvataggio. Durante l’ultima missione, l’equipaggio di Safira 2 ha effettuato due interventi di soccorso, nel primo recuperando 40 persone alla deriva a bordo di un gommone in condizioni estreme: “I tubolari erano già sgonfi, alcuni li tenevano sollevati per non far entrare acqua”. Tra loro donne e minori non accompagnati, provenienti da Paesi segnati da guerre e instabilità.

“Quando arriviamo, riaccendiamo in queste persone rassegnate alla morte la speranza – ha spiegato Stabile – ma questo può diventare anche pericoloso, perché basta un movimento sbagliato per ribaltare l’imbarcazione”. Per questo, la priorità resta sempre la sicurezza: distribuzione dei giubbotti salvagente, controllo della situazione e gestione del panico.

Un passaggio particolarmente delicato riguarda il rapporto operativo con le Autorità marittime e il coordinamento dei soccorsi. Stabile ha spiegato come le decisioni non vengano prese a livello locale, ma siano centralizzate: “Le operazioni sono coordinate dall’IMRCC di Roma [ndr. l’Italian Maritime Rescue Coordination Centre, il centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia Costiera italiana], quindi dal Ministero”.

Dopo aver tratto in salvo le 40 persone, l’equipaggio di Safira 2 ha richiesto supporto per trasferire rapidamente i migranti su una motovedetta. La risposta ricevuta è stata però vincolante: “Ci è stato chiesto quante persone potevamo trasportare in sicurezza. Abbiamo risposto 12. Ci hanno detto di trattenerne tre e trasferire le altre 37 sulla motovedetta, obbligandoci così a rientrare in porto”. Una scelta che ha comportato conseguenze operative e umane: “Abbiamo dovuto lasciare tre persone a bordo con noi per altre otto ore, mentre gli altri arrivavano a Lampedusa in un’ora e mezza”.

Sempre secondo quanto riferito, queste modalità risponderebbero anche all’obiettivo di limitare ulteriori interventi di soccorso: “Così si impedisce di restare in mare e salvare altre persone”. Un elemento che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per le ONG, tra controlli, restrizioni e norme che impongono il rientro immediato in porto dopo un intervento e l’assegnazione, da parte delle Autorità italiane, di porti molto lontani rispetto alla zona delle operazioni.

Il medico di bordo Mimmo Risica, cardiologo veneziano trapiantato a Trapani, ha offerto uno spaccato ancora più diretto delle condizioni sanitarie: “Trattiamo ipotermia, ustioni da carburante, disidratazione, esiti di torture e stupri. Il mare amplifica tutto”.

E ha aggiunto, ricordando esperienze precedenti: “In un barcone abbiamo trovato ragazzi tra i 14 e i 17 anni morti soffocati. Sono immagini che restano dentro per lungo tempo”. Un racconto che ha messo in luce anche le condizioni nei Paesi di partenza e nei centri di detenzione della Libia e della Tunisia, tra violenze e respingimenti.

Nel dibattito è emerso anche il tema delle politiche migratorie e delle difficoltà operative per le ONG. “Si è arrivati a considerare che il mancato soccorso sia un deterrente alle partenze dalle coste africane – è stato sottolineato – ma le persone continuano a partire. Cambia solo il numero di chi muore”.


A chiudere l’incontro è stato l’intervento del sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida. “Viviamo una contraddizione: a pochi metri da qui centinaia di giovani festeggiano la notte dei Licei, mentre il Mediterraneo continua a essere una camera mortuaria”, ha affermato.

Il primo cittadino ha richiamato la tradizione dei pescatori trapanesi, “che non hanno mai lasciato morire nessuno in mare”, e ha sottolineato come oggi questa cultura rischi di scontrarsi con una realtà diversa: “Il Mediterraneo è diventato il più grande cimitero del mondo, e questo non può essere considerato normale”.

Tranchida ha evidenziato la necessità di raccontare queste storie, soprattutto alle nuove generazioni: “Il punto è far conoscere, perché non credo che le persone siano cattive. Spesso è la mancanza di consapevolezza a generare indifferenza”.

Da qui la proposta concreta: creare a Trapani un luogo simbolico, un monumento o uno spazio permanente che racconti le missioni di soccorso e le tragedie del mare, utilizzando anche materiali e testimonianze delle ONG. “Dobbiamo trovare un modo perché questo racconto arrivi ai giovani e diventi coscienza collettiva”, ha concluso.

L’incontro ha restituito la fotografia complessa di un fenomeno che continua a interrogare coscienze e Istituzioni. Un messaggio chiaro, ribadito più volte nel corso della serata: dietro ogni numero c’è una vita, e nessuna può essere considerata invisibile.

L’equipaggio di Safira 2 ripartirà da Trapani per una nuova missione di salvataggio in autunno mentre dal 15 maggio sarà impegnato in altre attività sociali di formazione e navigazione a vela. VIDEO

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