Mauro Rostagno è cittadino onorario trapanese.
Nella seduta del Consiglio comunale di ieri sera, 1 settembre, è stata votata all’unanimità la delibera di giunta che ha proposto il conferimento della cittadinanza onoraria al giornalista sociologo torinese, ucciso dalla mafia settembre 1988.
Nell’intervento che ha illustrato la proposta di cittadinanza, il sindaco Tranchida ha fatto un lungo excursus, richiamando gli anni ’80, in cui la città era avviluppata tra mafia e massoneria. Anni ed intrecci su cui accese un riflettore proprio Mauro Rostagno.
“La cittadinanza onoraria a Mauro Rostagno rappresenta il riscatto di questa terra e delle famiglie che ogni giorno accendevano la televisione per ascoltarlo”, dice il sindaco.
“Ma, soprattutto, deve ricordarci perché Mauro Rostagno è stato ucciso in questa terra di Sicilia”, prosegue Tranchida, “così come il granata del nostro gonfalone deve ricordarci il sangue versato per questa terra. Questo non è solo un debito di memoria, ma un atto di rispetto”.
Il sindaco ha annunciato anche la prossima intitolazione al giornalista di una sala per le conferenze stampa.
C’è un ricordo che accomuna i trapanesi che hanno vissuto quegli anni e che è stato riportato in diversi interventi dei consiglieri: la frase che tutti pronunciavano alla fine dei tg di Rostagno. “A questo prima o poi ci sparano”.
Una frase che fotografa uno scenario ed una città che il sistema mafioso lo respirava, lo toccava con mano. Talvolta lo combatteva, altre lo riveriva, qualche altra ancora, semplicemente, lo ignorava.
Una frase che talvolta era detta con affetto, quasi con preoccupazione, verso quell’uomo che non aveva timore a denunciare mafia e massoneria e a farne nomi e cognomi.
Mauro Rostagno, il giornalista e sociologo. Rostagno dell’esperienza di Macondo, di Lotta Continua, a Trapani di Saman. Mauro il giornalista antimafia di RTC, l’impegno sociale con una visione spirituale e umanista.
Rostagno assassinato a Lenzi ed un Consiglio comunale che, quella stessa sera, proseguì imperturbabile. I depistaggi. I 25 anni per una sentenza che chiarisse, finalmente, che è stato ucciso dalla mafia e non dalle corna
Il giornalismo d’inchiesta a cui è statas tappata la bocca.
Mauro Rostagno di cui si citano le frasi a sproposito, con cui temerariamente si fanno paragoni.
“Quando si pensa a Mauro Rostagno ci si sente piccoli”, ha detto la consigliera Marzia Patti.
Dovremmo invece sentirci inadeguati, quando nemmeno in questa giornata in cui – nell’aula consiliare dedicata a tutte le vittime della mafia – si è riconosciuto che “la mafia esiste” ed onorato una sua vittima, si è messo da parte lo scontro politico.
Chissà cosa avrebbe raccontato Mauro, il giorno dopo, dal suo TG.
Ciao, Mauro.

















