Maurizio Pallante presenta il suo nuovo libro nel trapanese [AUDIO]

“Nelle società che finalizzano l’economia alla crescita della produzione di merci il consumismo non è un vizio privato, ma una pubblica virtù, perché se la domanda non crescesse di pari passo con l’offerta occorrerebbe ridurre la produzione e l’occupazione, innescando una crisi che si aggraverebbe progressivamente.
In queste società l’atto di acquistare travalica la sua funzione utilitaristica e diventa un valore in sé. Non importa cosa si compra. Importa che si compri.
Secondo uno slogan pubblicitario, non a caso in inglese, “Shopping is life”. Ma gli acquisti possono soddisfare solo le esigenze materiali della sopravvivenza, non possono dare un senso alla vita.
Nel 1968, in un discorso pubblico, Robert Kennedy affermò che «il Pil misura tutto, ma non ciò che rende la vita degna di essere vissuta».
Solo la spiritualità, che è una dimensione costitutiva degli esseri umani (e non va confusa con la fede in qualcosa che non è dimostrabile razionalmente), consente di appagare le esigenze esistenziali più profonde e di vivere come una conquista la riduzione della dipendenza dal consumismo compulsivo, che è la causa principale della crisi ecologica. Valorizzare la spiritualità significa oggi promuovere una forma di disobbedienza civile”.

Maurizio Pallante è un eretico e un irregolare della cultura.
Laureato in lettere, si occupa di economia ecologica e tecnologie ambientali. Nel 2007 ha fondato il Movimento per la decrescita felice. Per ascoltare l’intervista che Maurizio Pallante ha voluto rilasciare alla redazione di TrapaniSì.it schiaccia PLAY:


Mi fa piacere sapere che a Trapani c’è una “via Pallante”, ma Maurizio Pallante lo abbiamo  al telefono. Maurizio Pallante che proprio questa sera, questo pomeriggio, inizierà una sorta di tournée che lo porterà in tutta la Sicilia occidentale.
Questa sera, giovedì, sarà all’Ordine degli architetti di Trapani, poi venerdì ad Alcamo, di mattina al liceo Ferro, sabato sarà a Palermo alla Casa dell’Equità, poi domenica addirittura due appuntamenti a Castellammare, uno di mattina al circolo Metropolis e di sera al circolo Arci. Per presentare il suo ultimo libro, io chiedo per tutti coloro che non ti conoscono, di ricordarci chi è Maurizio Pallante: colui che nel 2007 inventò il movimento per la decrescita felice. Da allora sono passati anni, ma le convinzioni sono cambiate in questa nostra umanità?
No, non sono cambiate, la situazione è peggiorata, è diventata più attuale di allora l’idea di inventare criteri diversi da dare all’economia. Se continuiamo con questa logica di consumare sempre più risorse, di mandare sempre più sostanze di scarto nella biosfera, non ci sarà molto futuro per noi.
Già allora, quando nel 2007 abbiamo fondato il movimento, il problema aveva una sua importanza, adesso è diventato ancora più grave, ancora maggiore, ma quello che ho cercato sempre di fare è di non fare soltanto la denuncia delle cose che non vanno, ma affiancare alla denuncia delle cose che non vanno, delle proposte diverse che consentono di conciliare il rapporto tra l’economia e l’ambiente.
Questo problema di conciliare il rapporto tra l’economia e l’ambiente è stato per la prima volta ufficializzato dall’ONU nel 1981 con un convegno mondiale, però non si è mai risolto perché si è cercato di conciliare non l’economia con l’ambiente, ma di conciliare la crescita economica con l’ambiente. Se però si consumano più risorse di quelle che vengono rigenerate annualmente dalla biosfera attraverso la fotosintesi clorofilliana, non c’è possibilità di futuro per l’umanità. Così come non c’è possibilità di futuro se si mettono nell’ecosistema delle sostanze non biodegradabili, non utilizzabili dalla biosfera per fare della nuova materia vivente.

Questo è quanto, più o meno, ci insegna questa teoria della decrescita felice, ma finché continuiamo a essere succubi del consumismo sfrenato, tutto questo trova uno scoglio duro, insuperabile. In tal senso il tuo nuovo libro che presenterai “Liberi dal pensiero unico” insiste su questi argomenti?
Sì, c’è come sottotitolo “la rivoluzione culturale della spiritualità”, perché per produrre sempre di più e quindi creare i problemi che creiamo, bisogna consumare sempre di più. Se non si consuma tutto quello che viene prodotto l’economia non può più andare avanti, si creano delle disoccupazioni, delle crisi di sovra produzione, delle difficoltà.
Allora, quello che bisogna cercare di capire è che se riscopriamo una dimensione spirituale che non è la fede, perché la fede significa credere in qualche cosa che non è dimostrabile scientificamente. Dante ha scritto che la fede è la sostanza di cose sperate, la sostanza è quello che si spera.
La spiritualità, invece, è qualcosa insito negli esseri umani, perché non tutto quello che serve per stare bene si può comprare. Allora se si recupera la capacità di ascoltare le proprie esigenze spirituali si è meno portati a credere che il senso della vita sia il possesso di cose, perché le cose non danno senso alla vita. E’ proprio una vera e propria rivoluzione culturale recuperare la dimensione della spiritualità.
E per la spiritualità, che è una parola a cui possono essere dati tanti significati, io mi rifaccio al significato che gli ha dato indirettamente Robert Kennedy nel ’68. Non tutto quello che serve a far crescere il pil fa bene alla società, fa bene alla vita, alle persone. Non tutto si può comprare.
Ecco, se si recupera la capacità di capire l’importanza delle cose che possono essere non comprate, che danno un senso alla vita, si è meno portati a avere bisogno di comprare sempre di più. E se non si compra sempre di più il meccanismo della crescita della produzione di merci, è un meccanismo che si arresta.

Insomma, la cultura dell’essere piuttosto che dell’avere è quanto ci propone questo liberi dal pensiero unico, Maurizio Pallante.
Sì, è proprio così. E’ l’interpretazione giusta delle cose che ho cercato di dire fino ad adesso. Ecco, noi dobbiamo recuperare la dimensione dell’essere e non più soltanto la dimensione dell’avere.
Questo non significa dire che l’avere non è importante. L’avere ha la sua importanza, ma non è tutto. Un rapporto d’amore non si può comprare, la stima degli altri non si può comprare, la capacità di incantarti davanti a un tramonto non si può comprare.
Eppure queste cose danno un senso alla vita molto più dell’acquisto di cose che hanno una utilità sempre minore.

Capisco che per loro è molto più faticoso, ma sarei davvero curioso di sapere che ne pensano i nostri politici, i governanti, di questa vera e propria filosofia del futuro, di un futuro non compromesso, del futuro libero da queste costrizioni dello “shopping is life”, come diceva lo slogan in inglese, che la vita è fatta di consumo.
Ecco, è totalmente ridicola questa cosa qua. Essere utilizzato come slogan pubblicitario vuol dire che si è voluta compromettere la capacità di riflettere delle persone. In questo effetto  di compromettere la capacità di riflettere delle persone, hanno avuto un grandissimo peso anche i politici. Al di là delle differenze tra i partiti politici, la cosa che le accomuna tutte è credere che il senso dell’economia sia far crescere il prodotto interno lordo e si combattono, si contrastano tra di loro dicendo che ognuno è più bravo degli altri per ottenere questo risultato.
Il fine è lo stesso, i mezzi con cui lo percorrono e cercano di raggiungerlo sono diversi e in competizione tra di loro. Questo è il pensiero unico, che tutti quanti hanno lo stesso sistema di valore e di riferimento, mentre io vorrei fare la parte di quel bambino, l’unico, che quando l’imperatore, il re va in giro con le mutande e tutti gli dicono che era coperto da bellissimi vestiti e lui dice no, il re è nudo!

L’ultima domanda che faccio a Maurizio Pallante in virtù del suo pensiero innovativo e per certi versi anche sconvolgente nella sua naturalezza: ma secondo te siamo già arrivati al punto di non ritorno?
Se devo ragionare dal punto di vista razionale ho tanta paura che l’abbiamo già raggiunto, però io non ragiono soltanto dal punto di vista razionale, è anche una dimensione emozionale è anche una volontà. E in questo e mi rifaccio a una frase che ha detto Gramsci: “Dobbiamo agire con il pessimismo dell’intelligenza e con l’ottimismo della volontà”, per cui per me la partita non è finita.

E allora, approfittiamo di questa opportunità che ci dà questa tua visita nella Sicilia occidentale, ribadisco questa sera, giovedì, l’appuntamento all’Ordine degli architetti di Trapani, sarà un lungo incontro dalle 17 alle 20, leggo nella locandina e poi altri appuntamenti, li ribadisco tutti, venerdì ad Alcamo di mattina al Liceo Ferro, sabato a Palermo alle 18.30 alla Casa dell’Equità e della Bellezza, poi domenica due appuntamenti a Castellammare del Golfo, la mattina al circolo Metropolis e il pomeriggio al circolo Arci Peppino Impastato. E allora grazie di avercene parlato, di averci invitato a questi tuoi incontri per presentare il libro “Liberi dal pensiero unico, la rivoluzione culturale della spiritualità”. Ormai non sei più in via Pallante, sei arrivato a destinazione?
Sono arrivato a destinazione sì, gli amici che ci tenevano molto a incontrarmi e a passare dei libri con me e io sono molto contento di passarle con loro perché ogni volta che vengo in Sicilia mi si apre il cuore.

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