Un segno forte, provocatorio e profondamente simbolico ha segnato ieri la Domenica di Pasqua a Marsala.
Davanti alla Chiesa Madre mentre i cristiani celebrano la resurrezione di Gesù Cristo – “agnello sacrificale” e messaggero di pace, fratellanza e accoglienza – una croce realizzata con giubbotti salvagente ha invitato alla riflessione su una delle ferite più drammatiche del nostro tempo: le morti in mare dei migranti.
Un’immagine che rompe la distanza tra il rito e la realtà, tra il Vangelo proclamato e la vita vissuta. Perché proprio nei giorni in cui si ricorda il sacrificio e l’amore universale di Cristo, continuano a consumarsi tragedie silenziose nel Mediterraneo. “Ogni giorno decine e forse centinaia di esseri umani muoiono per mare o affrontano settimane e mesi di doloroso viaggio”, scrive Salvatore Inguì, uno dei promotori dell’iniziativa.
A colpire non è solo la tragedia in sé, ma il clima sociale che la circonda. Sempre più frequentemente, infatti, emergono reazioni di indifferenza o addirittura di ostilità verso chi perde la vita nel tentativo di fuggire da guerre, fame e disperazione. Un atteggiamento che, secondo i promotori, “non indigna più ma deve fare paura”, perché rivela una progressiva assuefazione alla sofferenza e alla disumanizzazione dell’altro.
Al centro della riflessione anche una denuncia chiara: quella dell’ipocrisia. In particolare, viene messo in discussione il comportamento di chi si richiama ai valori cristiani ma agisce in senso opposto.

La croce, adornata con i giubbotti salvagente dei naufraghi, diventa così un simbolo potente: rappresenta “i tanti Cristi che continuiamo a crocifiggere”, uomini e donne che soffrono e muoiono spesso sotto lo sguardo distratto o cinico di chi osserva. Un parallelo diretto con la Passione, quando anche Gesù fu schernito e umiliato.
Significativo anche il gesto di accoglienza da parte della comunità ecclesiale. Don Marco Renda, arciprete della Chiesa Madre, ha infatti deciso di ospitare la croce all’interno della chiesa dopo la celebrazione pasquale, permettendo così ai fedeli di sostare davanti a quel segno e interrogarsi. La croce resterà esposta per alcuni giorni, trasformando lo spazio liturgico in luogo di memoria e coscienza.
In una Pasqua che celebra la vita che vince la morte, Marsala sceglie dunque di non distogliere lo sguardo dal dolore del presente. E attraverso un simbolo semplice ma carico di significato, richiama tutti – credenti e non – alla responsabilità, alla coerenza e alla riscoperta più autentica del messaggio evangelico.
















