Marinella di Selinunte, la busta da 1.500 euro e il sistema attorno ai lavori alporto

Il porto di Marinella di Selinunte e i lavori per il dragaggio dei fondali sono uno dei capitoli più significativi dell’inchiesta su corruzione e infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici in Sicilia che ha portato ieri a due arresti e vede indagato, tra gli altri l’ex parlamentare europeo Salvatore Iacolino.

Al centro della vicenda c’è l’intervento finanziato dalla Regione Siciliana per risolvere un problema che da anni affligge il porticciolo: l’accumulo di posidonia oceanica che rende difficoltoso l’accesso delle imbarcazioni. I lavori prevedevano il dragaggio e lo smaltimento delle alghe, operazioni tecnicamente complesse e sottoposte a stringenti normative ambientali. Proprio la gestione della posidonia e dei materiali dragati rappresenta, secondo gli investigatori, il punto in cui si sarebbe inserito un presunto sistema corruttivo.

Secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, il dirigente regionale del Dipartimento Infrastrutture Giancarlo Teresi, ieri arrestato, avrebbe sfruttato il proprio ruolo per esercitare pressioni sulla società aggiudicataria dei lavori affinché venisse coinvolta nelle attività di movimentazione dei sedimenti la società riconducibile all’imprenditore Carmelo Vetro. Uno degli episodi più rilevanti ricostruiti dagli investigatori riguarda un incontro avvenuto negli uffici regionali tra Vetro e Teresi durante il quale sarebbe stata consegnata una busta contenente 1.500 euro in contanti.

Secondo gli inquirenti quella somma rappresenterebbe una tranche di pagamento per l’interessamento del dirigente nella gestione dei lavori del porto, in particolare per facilitare i pagamenti degli stati di avanzamento lavori e garantire alla società la possibilità di operare senza ostacoli. L’episodio sarebbe stato documentato da immagini raccolte durante le indagini e da intercettazioni ambientali nelle quali i protagonisti facevano riferimento a somme di denaro e a conti da regolare proprio in relazione ai lavori di Selinunte.

Il nome di Teresi non è nuovo alle cronache giudiziarie: nel 2020 era stato arrestato nell’ambito di un’altra inchiesta della Procura di Messina quando ricopriva il ruolo di capo del Genio civile di Trapani ed è attualmente sotto processo per quella vicenda, mentre nel frattempo la Regione gli aveva affidato altri incarichi di responsabilità.

L’inchiesta ha evidenziato anche la presenza nel cantiere di soggetti legati alla geografia criminale del territorio. Gli investigatori hanno infatti rilevato l’interesse dei fratelli Filardo, figure già emerse in precedenti indagini antimafia e ritenute vicine ad ambienti di Cosa nostra trapanese.

In particolare Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro e già condannato in passato per aver sostenuto la latitanza del boss, avrebbe gestito di fatto una società intestata al fratello e già colpita da interdittiva antimafia, partecipando alle attività legate al trasporto e allo smaltimento delle alghe e dei sedimenti del porticciolo, stoccati nell’area del Polo tecnologico di Castelvetrano.

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