Ha finito di scontare la condanna ed è tornato in libertà Emanuele Bonafede, 53 anni, di Campobello di Mazara, indicato come uno degli uomini che prestarono assistenza a Matteo Messina Denaro durante la latitanza.
Bonafede era stato arrestato, insieme alla moglie Lorena Lanceri, nel marzo 2023, poche settimane dopo la cattura del boss, avvenuta a Palermo il 16 gennaio dello stesso anno. Secondo l’accusa, aveva favorito la latitanza di Messina Denaro, ospitandolo nella propria abitazione e fornendogli assistenza mentre era ancora ricercato. A ricostruire i rapporti tra i due avevano contribuito anche le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza, dalle quali era emerso che il boss frequentava l’abitazione di Bonafede.
Nel processo celebrato con rito abbreviato, il gup di Palermo aveva condannato Emanuele Bonafede in primo grado a sei anni e otto mesi di reclusione. La sentenza era stata impugnata dalla difesa, rappresentata dall’avvocata Clizia Ferro, e nel dicembre 2024 la Corte d’Appello di Palermo aveva ridotto la pena a quattro anni e quattro mesi. Successivamente Bonafede aveva ottenuto gli arresti domiciliari.
Nel gennaio 2026 la Cassazione aveva reso definitiva la condanna e il 53enne era tornato in carcere per scontare la parte residua della pena. Nel calcolo finale hanno inciso anche i 315 giorni di liberazione anticipata riconosciuti per buona condotta, che hanno ridotto il periodo da trascorrere dietro le sbarre e consentito, adesso, la scarcerazione.
La vicenda giudiziaria di Emanuele Bonafede rientra nel più ampio filone delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sulla rete di persone che avrebbe sostenuto Messina Denaro durante la latitanza. Dopo l’arresto del boss, le indagini hanno coinvolto diversi appartenenti alla famiglia Bonafede e altri soggetti ritenuti dagli investigatori parte della rete di appoggio. Tra le posizioni già definite c’è quella di Andrea Bonafede, fratello di Emanuele, condannato a sei anni per favoreggiamento aggravato. Un altro Andrea Bonafede, cugino, è stato invece condannato a tredici anni per associazione mafiosa.

















