Una condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione è stata chiesta dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo nei confronti di Floriana Calcagno, insegnante di Campobello di Mazara finita sotto processo per i rapporti intrattenuti con Matteo Messina Denaro durante l’ultima fase della latitanza del boss.
A formulare la richiesta davanti al giudice è stato il pubblico ministero della Dda Bruno Bucoli. Calcagno risponde delle accuse di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena e il procedimento, celebrato davanti al Tribunale di Marsala, si svolge con il rito abbreviato su richiesta della difesa.
Al centro del processo c’è la natura del rapporto tra l’insegnante e Messina Denaro e, soprattutto, la questione della conoscenza o meno, da parte della donna, della reale identità dell’uomo che frequentava. Calcagno si era presentata spontaneamente ai magistrati della Procura di Palermo il 21 gennaio 2023, cinque giorni dopo la cattura del capomafia, avvenuta il 16 gennaio. In quell’occasione aveva raccontato agli inquirenti di avere scoperto soltanto dopo l’arresto chi fosse realmente l’uomo con il quale aveva avuto una relazione. Secondo la sua versione, Messina Denaro si sarebbe presentato con il nome di Francesco Salsi, raccontandole di essere un medico anestesista in pensione. I due, sempre secondo quanto riferito dall’imputata, si sarebbero conosciuti nel 2022 in un supermercato di Campobello di Mazara e da quell’incontro sarebbe successivamente nata la frequentazione.
Una ricostruzione che si contrappone alla tesi sostenuta dalla Dda di Palermo sulla base degli accertamenti compiuti dal Ros dei Carabinieri. Secondo l’accusa, infatti, il ruolo dell’insegnante negli ultimi due anni della latitanza di Messina Denaro sarebbe stato diverso da quello descritto dalla stessa Calcagno agli investigatori: i due si sarebbero frequentati a lungo e la donna avrebbe anche ospitato il latitante nella propria casa al mare. Tra gli elementi raccolti durante le indagini ci sono anche alcune immagini esaminate dagli investigatori dopo la cattura del boss. In uno dei passaggi ritenuti significativi dall’accusa, Calcagno sarebbe stata ripresa mentre viaggiava con la propria automobile davanti alla vettura utilizzata da Messina Denaro. Per gli inquirenti non si sarebbe trattato di una semplice coincidenza, ma di una modalità utilizzata per verificare preventivamente l’eventuale presenza di posti di blocco delle forze dell’ordine lungo il percorso.
















