In occasione del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, assassinati il 19 luglio 1992. Questo attacco rappresenta uno dei momenti più drammatici nella storia della Repubblica italiana e del principio di legalità.
A distanza di oltre tre decenni, il rischio più grave non è l’oblio della memoria, ma l’assuefazione all’illegalità. La convinzione che la legalità sia una questione esclusivamente di magistrati e forze dell’ordine è pericolosa. Essa è, invece, il fondamento della convivenza democratica e della crescita economica.
Le mafie contemporanee hanno compreso che il consenso si conquista prima nei cuori e nelle menti delle persone, piuttosto che nei tribunali. Investono nell’economia legale, nella corruzione e nelle nuove vulnerabilità sociali. Secondo il Rapporto SVIMEZ, la criminalità organizzata ha assunto una dimensione nazionale, esercitando il controllo del territorio nel Mezzogiorno e infiltrandosi nel Centro-Nord.
Nel 2024, in Italia sono stati denunciati oltre 2,38 milioni di reati, un dato allarmante che richiede una riflessione profonda. Nessuna strategia repressiva può essere efficace se il Paese continua a investire meno sulla prevenzione culturale rispetto alla repressione penale.
Il CNDDU sottolinea l’importanza di riportare il principio di legalità al centro delle politiche scolastiche. La legalità non deve essere considerata una ricorrenza, ma una competenza civile da costruire attraverso lo studio del diritto e della Costituzione. Per questo motivo, il Coordinamento rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, affinché venga avviato un Piano Straordinario Nazionale per la Cultura della Legalità.
Ogni euro investito nell’educazione giuridica rappresenta un risparmio sociale futuro. La legalità deve diventare un indicatore della qualità del sistema scolastico nazionale, non un’attività occasionale. Paolo Borsellino sosteneva che la lotta alla mafia è un movimento culturale e morale. Oggi, questa intuizione è più che mai attuale.
Il CNDDU propone la creazione di una Rete nazionale delle scuole per la legalità costituzionale, coordinata dal Ministero, con percorsi permanenti affidati ai docenti di diritto, in collaborazione con magistratura e associazioni. La cultura della legalità deve essere insegnata con competenza e continuità, per formare cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri.
La scuola non produce solo diplomati, ma cittadini. Se lo Stato vuole onorare il sacrificio di Paolo Borsellino, deve riconoscere che la vera politica antimafia si gioca anche nelle aule scolastiche. Ogni cattedra di diritto rappresenta un presidio dello Stato, e ogni cattedra che manca lascia un vuoto che altri possono occupare.

















