Trapani e l’intera Sicilia si trovano in una “zona rossa”, cioè critica, nel panorama delle morti sul lavoro in Italia, come evidenziato dai dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre.
Nel 2024, da gennaio a novembre, le vittime sul lavoro in Italia hanno raggiunto la cifra drammatica di 1.000 persone, un incremento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2023.
La Sicilia, con 57 decessi, si conferma tra le regioni con la più alta incidenza infortunistica.
In provincia di Trapani, il fenomeno delle morti sul lavoro rappresenta una ferita profonda, riflettendo le difficoltà di un territorio fortemente legato a settori ad alto rischio come le costruzioni e l’agricoltura. La mancanza di adeguate misure di sicurezza nei cantieri, sommata a una scarsa formazione e sensibilizzazione, contribuisce a questo tragico bilancio. Il Trapanese si colloca all’11° posto a livello nazionale, con 7 casi di morti sul lavoro e un’incidenza del 57,1% su 122.574 occupati, e al primo posto tra le province siciliane.
L’Osservatorio Vega sottolinea che il settore delle costruzioni, a livello nazionale, rimane il più colpito, con 147 vittime, seguito dai trasporti e magazzinaggio (99) e dalle attività manifatturiere (94).
Un altro dato che fa riflettere riguarda i lavoratori stranieri che subiscono un rischio di morte sul lavoro più che doppio rispetto agli italiani. Nel 2024, ben 164 stranieri hanno perso la vita sul lavoro, un numero che evidenzia la necessità di politiche di inclusione e formazione che tengano conto delle barriere linguistiche e culturali.
I dati nazionali mostrano che i lavoratori più anziani sono i più vulnerabili: l’incidenza di mortalità tra gli ultrasessantacinquenni è di 131,5 decessi per milione di occupati, un valore drammaticamente alto. Inoltre, la fascia d’età numericamente più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 254 vittime.
Tra le donne, le morti sul lavoro nel 2024 sono state 80, delle quali 50 durante l’attività lavorativa e 30 in itinere.
L’Osservatorio Vega ribadisce che la zonizzazione del rischio, che colloca la Sicilia in “zona rossa”, dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per le autorità locali e nazionali.
È necessario un piano di intervento integrato che includa ispezioni più frequenti nei cantieri e nei luoghi di lavoro, formazione obbligatoria sulla sicurezza per i lavoratori, incentivi per le aziende che adottano misure di sicurezza innovative, campagne di sensibilizzazione per prevenire gli infortuni in itinere.
















