L’Ance chiede il commissariamento della Regione

La sezione siciliana dell’Ance, l’associazione delle imprese edili, torna a chiedere l’intervento del Governo e del presidente della Repubblica  circa lo stato di crisi del settore in Sicilia, causato dalla mancanza di nuovi investimenti in opere pubbliche e dal mancato saldo di fatture per lavori eseguiti, pari a 1,5 miliardi di euro, ha già portato al fallimento di 475 aziende e al licenziamento di 76 mila lavoratori. “Torniamo a sollecitare un vostro ancora più autorevole intervento – si legge nel documento inviato a Roma –  stavolta chiedendo di commissariare l’intera Regione siciliana  e di provvedere con urgenza alla dichiarazione dello stato di crisi del settore edile industriale della Sicilia, da inviare all’Unione europea per accedere al Fondo europeo di adeguamento alla Globalizzazione (Feg) dato che abbiamo purtroppo superato abbondantemente la soglia minima di 500 esuberi di personale”.

In seguito alle pressioni esercitate dall’Ance Sicilia, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha svincolato dal Patto di stabilità 600 milioni di euro per la Regione siciliana. “Ma il governo regionale ha dedicato ben tre riunioni di Giunta urgenti esclusivamente per assicurare la continuità delle prestazioni di forestali, formatori e precari”, scrive l’Ance che prosegue “Le imprese edili, che avanzano dalla sola Regione ben 409 milioni di euro certificati ad oggi, dovranno accontentarsi di appena 26 milioni di euro fino al prossimo mese di febbraio”.

L’Ance Sicilia ha deciso la chiusura di tutti i cantieri in corso, circa 500, e la messa in cassa integrazione per circa 40 mila lavoratori, a partire dal prossimo mese di novembre, perchè manca la liquidità necessaria ad evitare ulteriori fallimenti.